REYN ITALIA

Un tirocinio itinerante per scoprire buone pratiche educative: l’esperienza di Emma

Il comitato scientifico di REYN Italia ha selezionato una giovane educatrice rom (scegliendo all’interno del gruppo informale Primavera Romanì), per darle l’opportunità di acquisire una conoscenza approfondita e alcune abilità specifiche nell’ambito dello sviluppo della prima infanzia attraverso esperienze sul campo.
L’attivista ha partecipato a un tirocinio itinerante, ospitata da tre ONG differenti e prendendo parte alle attività organizzate sul luogo. La tirocinante ha ricevuto il supporto di un supervisore locale che è stato messo di volta in volta a disposizione dalle organizzazioni ospitanti.
Da questa esperienza sono nati tre diari, scritti da Emma – l’attivista e educatrice selezionata – di cui oggi vi proponiamo il primo racconto: il tirocinio presso l’Associazione Articolo 34 di Pisa.

È la prima settimana di tirocinio e sono un po’ emozionata! Non sono mai stata a Pisa e sono felice di poter vedere una nuova città oltre che una nuova realtà sociale.
L’organizzazione che mi accoglie è l’Associazione “Articolo 34”, realtà che si impegna a promuovere il diritto allo studio dei minori rom, dato che in Italia sono loro che – vivendo un grave disagio economico e sociale – evadono la scuola con più facilità e non arrivano quasi mai ad accedere a percorsi universitari.

I soci dell’organizzazione e i ragazzi che ne fanno parte mi accolgono con molto calore e mi raccontano come l’Associazione è nata da singole esperienze di affiancamento e sostegno di minori rom e come poi si è scelto di fondare un’associazione e di creare azioni mirate.
L’aspetto che ho trovato innovativo è l’approccio mirato alla singola persona, al singolo ragazzo e alle sue esigenze di studio e familiari.
L’associazione infatti accompagna e sostiene le famiglie interessate a comprendere e risolvere le difficoltà che incontrano, al fine di garantire il diritto allo studio dei loro figli e di favorirne il percorso scolastico. Questo supporto va dal contribuire a rimuovere gli ostacoli economici e logistici alla frequenza scolastica dei ragazzi, ad un lavoro di mediazione tra la famiglia e le istituzioni, fino al sostegno all’accesso dei nuclei a servizi pubblici a cui hanno diritto (scuolabus, mense, sostegno scolastico, contributi individuali).

L’attività dell’associazione prevede anche forme di affido familiare, concordato con la famiglia di appartenenza, per periodi più o meno lunghi, per fornire al minore uno spazio idoneo di studio e un supporto extrascolastico intensivo.

Questa attività è nata con l’esperienza positiva avuta da Clelia, presidente dell’Associazione, che ha ospitato in affido Sultan, un ragazzo rom che oggi frequenta con successo l’Università.
Lui stesso mi ha raccontato di quanto nonostante la sua buona volontà non riuscisse a concentrarsi all’interno del campo per via del troppo rumore.
L’esperienza positiva di Sultan e della sua famiglia in questo percorso ha invogliato anche altri ragazzi e altre famiglie ad intraprendere una strada simile.

Ho trovato davvero molto interessante come il lavoro congiunto della famiglia di appartenenza e di quella affidataria abbia dato ottimi risultati e penso che sarebbe davvero bello se anche in altre città si potessero trovare famiglie disponibili e motivate ad accogliere e essere accolte per garantire il diritto allo studio dei bambini.
L’associazione inoltre organizza e gestisce, grazie ad alcuni insegnanti che prestano volontariamente il loro servizio, un doposcuola mirato a garantire uno spazio di sostegno e studio individuale di qualità.

Questo lavoro con la scuola e nella scuola mi è sembrato molto importante perché porta anche gli insegnanti a ripensare il loro modo di approcciarsi ai ragazzi più svantaggiati.

Di questa esperienza umana e professionale mi porterò dietro il calore delle persone che ho incontrato anche al campo di Pisa, che mi hanno accolta e si sono raccontate, e il lavoro dell’associazione che anche se piccola, riesce ad allearsi e a lavorare insieme alle famiglie ed alla scuola per il futuro dei piccoli che è poi il futuro di tutti quanti noi.

Emma

Formazione: 20-23 luglio dalla classe cooperativa alla Pedagogia Istituzionale

Riportiamo di seguito la proposta educativa, ripresa dal sito www.websac.it/

SAC (Seminario permanente di ricerca per l’azione culturale didattica e politica nella scuola) e MCE (Movimento di cooperazione educativa) invitano tutte e tutti a un seminario residenziale di formazione sulla Pedagogia Istituzionale.

Praticata in Francia e in Belgio dagli anni Sessanta, la Pedagogia Istituzionale è una proposta didattica e educativa in grado di trasformare la vita della classi scolastiche e dei gruppi nei contesti educativi. Con l’obiettivo di una reale organizzazione cooperativa (in uno specifico contesto), offre gli strumenti, innanzitutto pratici, per ripensare e ricreare il rapporto tra regole date e scelte degli individui, affinché diventino autonomi e responsabili del proprio lavoro di apprendimento e di crescita. Diffusa in Italia soprattutto nell’ambito della pedagogia speciale, la PI quale è stata attuata e pensata da Fernand Oury e dalle equipe di insegnanti franco-belgi offre oggi un complesso fertilissimo di questioni tecniche e culturali per ridefinire il mestiere docente.

Il seminario si terrà da giovedì 20 luglio a domenica 23 luglio (arrivo per pranzo giovedì / partenza domenica dopo pranzo). Saremo ospitati in una grande e spartana casa di montagna con spazi comuni, immersa in un’incantevole natura.

COSA. Scoprire gli strumenti, gli obiettivi e le pratiche della Pedagogia Istituzionale. Incuriosirsi ai suoi temi e alla sua storia e acquisire desiderio, supporto e tecniche da sperimentare in classi tendenti alla cooperazione. Fare

ricerca formazione, raccontare e rielaborare assieme, studiare teorie e tecniche didattiche e trovarsi nel futuro ad agire in relazione a una rete solidale.

La formazione sarà di tipo “immersivo”, un’esperienza di autogestione cooperativa organizzata, in cui tutte le attività saranno istituite dai gruppi di studio. La PI si può studiare sui libri, ma il modo migliore per incontrarla e poi portarla nella vita delle classi e dei contesti è la sperimentazione attiva.

COME. Le attività saranno condotte usando strumenti elaborati nella Pedagogia Istituzionale quali il Consiglio, gli Atelier di produzione, i Gruppi di Parola e l’uso di monografie o racconti di classe. Il seminario offre la possibilità – aderendo a una sorta di “contratto formativo” – di cimentarsi con le tecniche e le proposte della Pedagogia Istituzionale.

I pasti e la cura della casa saranno responsabilità dei/delle partecipanti al seminario.

Nei tre giorni alterneremo :

  • Laboratori condotti con gli strumenti della Pedagogia Istituzionale di Fernand Oury
  • Autogestione
  • La produzione di racconti di esperienza da rielaborare riflessivamente assieme con metodi appositi
  • Sperimentazione di tecniche didattiche per il lavoro a gruppi cooperativi
  • Film, libri, musica per l’immaginario
  • Lavoro su testi scelti di pedagogia
  • Gioco corpo dialogo contemplazione

CHI. Il seminario è aperto a maestri e maestre, professori e professoresse e aspiranti tali; a educatrici ed educatori di qualunque tipo o indole pronte a ricercare modi per stare e agire con più senso e salute, con più efficacia politica e culturale, curiosi degli strumenti che può dare la Pedagogia Istituzionale.

La progettazione e la conduzione sono messe a punto da Marco Pollano, Giulio Vannucci e Federica Lucchesini, insegnanti di Movimento di Cooperazione Educativa e SAC, nato dalla necessità di ricerca e di formazione dell’area che fa riferimento alla rivista “Gli Asini”.

Crediamo in una formazione circolare in cui tutte e tutti saremo “formati e formatori” al contempo.

DOVE E QUANTO COSTA. Saremo ospiti in una casa privata sulla montagna pistoiese a Mercatale, accanto a Cecafumo, nel comune di Piteglio (PT). La casa è a circa mezz’ora dalla stazione di Pistoia. Divideremo le spese per il cibo, una minima quota per l’alloggio e il rimborso per i materiali e per i formatori e le formatrici che vengono da lontano.

Corso di formazione: 50 € (per i docenti di ruolo é possibile pagare con il Bonus Scuola)

Vitto e alloggio: 70 € docenti di ruolo / 50 € tutti/e gli/le altri/e.

ISCRIZIONE. Le richieste di iscrizione sono da inviare via mail entro il 4 giugno 2017.

Vista l’impostazione seminariale e dialogica, il numero delle/dei partecipanti è limitato a un massimo di 25 persone. Farà fede la data di iscrizione.

Il programma del corso verrà inviato alle/agli iscritti/e.

Per informazioni e iscrizioni:

pedagogia.istituzionale@gmail.com

Giulio Vannucci 3382331845

Marco Pollano 3397983951

Federica Lucchesini 3498486411

Torna a ottobre la conferenza internazionale ISSA sulla prima infanzia

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Anche quest’anno si svolgerà la Conferenza Internazionale di ISSA (International Step by Step Association), dal 4 al 6 ottobre nella città di Ghent in Belgio. La città è considerata all’avanguardia per lo sviluppo dei servizi offerti nell’ambito della prima infanzia e insieme a uno dei membri della rete, VBJK, oltre che di alcuni dei partner organizzatori della Conferenza (Artevelde University College e Ghent University) dà il benvenuto a chiunque sia interessato a partecipare.

La tre giorni di formazione e incontro è aperta a tutti gli interessati dei temi della cura e l’educazione della prima infanzia. Il focus della conferenza di questo 2017 sarà: Risposte locali, progressi globali: verso un sistema competente della prima infanzia.
Si esaminerà come la velocità dei cambiamenti nel mondo di oggi richieda cambiamenti sostanziali nel modo in cui i sistemi dell’infanzia sono disegnati, attrezzati, governati, finanziati e supportati. Noi ci battiamo per evidenziare l’importanza che un adeguato sviluppo dei  primi anni di vita ha per i bambini, per le famiglie e le comunità, è tempo di abbracciare un approccio sistemico che sia rivolto a fronteggiare le problematiche critiche che ostacolano i diritti delle famiglie e dei bambini, per imparare dalle risposte locali e costruire in sistema competente per la prima infanzia.

Per tutte le informazioni e per l’iscrizione visitate il sito di #ISSAGhent2017.

Questo contenuto è la riproduzione di un contenuto parzialmente tradotto da http://issa2017.net/

Baraccopoli e scolarizzazione: il diario di Entoni

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Una nuova pubblicazione dei diari di alcuni ragazzi e ragazze che vivono nella baraccopoli di Sesto Fiorentino, dove il mese scorso si è tenuto il primo convegno LabRom 2017 incentrato sul tema della scolarizzazione dei minori che vivono il disagio abitativo delle baraccopoli. Qual è il ruolo della scuola nella vita di questi bambini, oggi ragazzi? Quanto sono condizionati dalla vita nel “ghetto”?

Mi chiamo Entoni e ho 23 anni. Sono nato a Brescia e ora vivo a Sesto Fiorentino in un campo insieme alla mia famiglia e alla mia ragazza.

I legami con la mia famiglia e i miei amici sono forti: siamo tutti uniti e ci sosteniamo l’uno con l’altro. Per me è facile interagire con gli altri e riuscire simpatico, ho amici anche fuori dal campo conosciuti quando andavo a scuola. Ci sono anche delle persone che vengono a trovarci al campo e che ci aiutano, sono persone di Dio o persone che ci conoscono da anni.
Sento ancora tanto la mancanza di mio nonno, morto nove anni fa: mi teneva sempre vicino e era come un padre per me. Dopo la sua morte sono stato affidato per circa due anni a una famiglia di Sesto. Era un periodo difficile per me, ero un adolescente e in più soffrivo per la perdita del nonno e per la lontananza dal campo. La famiglia affidataria mi ha aiutato con la scuola e con la vita, ora mi dispiace perché qualche volta ho tradito la loro fiducia.

Non sono mai andato alla scuola materna ma ho frequentato senza mai essere bocciato le elementari, le medie e le superiori (ho la qualifica professionale di meccanico presa all’Istituto Professionale Leonardo da Vinci). Avevo anche cominciato il biennio, ma dopo pochi mesi ho lasciato la famiglia dove ero in affido, sono tornato al campo e ho smesso di studiare.

Fino alla quarta elementare ero l’unico del campo nella mia scuola perché in quegli anni ero uno dei più grandi fra i bambini.

Ho fatto molte assenze, soprattutto alle elementari: non andavo a scuola perché non avevo voglia e mi sentivo fuori luogo, così inventavo scuse per non andare come i compiti non fatti. Quando rimanevo a casa giocavo con gli altri bambini del campo che allora erano solo tre o quattro. Alle scuole medie ho cominciato a fare i compiti per casa andando al doposcuola della parrocchia.
Alle superiori ho fatto poche assenze, solo qualche filone per cui sono stato punito dalla famiglia in cui stavo.

Le esperienze migliori sono state quelle delle superiori: è lì che ho cominciato a frequentare altri e a formare gruppi di amici.

A scuola, oltre che le materie come l’italiano o la matematica, ho imparato anche come interagire con le persone, non importa di che razza o religione, ma tutti stanno con tutti.
Alle elementari non mi piaceva nessuna materia, mentre alle superiori mi piaceva quella del mio indirizzo, Meccanica. Per due estati, ho potuto fare, grazie alla scuola, uno stage in un’officina meccanica .

Di solito maestre e professori mi aiutavano e mi sostenevano, ho fatto anche molte amicizie. Non mi hanno mai invitato a una festa di compleanno, però ci vedevamo fuori, in giro per la città, e con molti di loro sono ancora in contatto.
Vedo tanta gente nel campo che la scuola non l’ha finita e io mi sento molto avvantaggiato rispetto a loro.
Il mio titolo di studio non l’ho potuto sfruttare per trovare un lavoro; però, avendo studiato diversi anni, mi accorgo che so cavarmela meglio, per esempio negli uffici, quando c’è da riempire dei fogli o da capire quello che dicono gli impiegati, e ho avuto una bella soddisfazione quando ho fatto il servizio civile per la Caritas con i rifugiati e mi è servito l’inglese studiato a scuola: ero uno dei pochi volontari a saper comunicare con loro!

ENTONI

Bambini delle baraccopoli e scolarizzazione: l’esperienza di Romina

Durante la due giorni di LabRom a Sesto Fiorentino abbiamo parlato di scolarizzazione dei minori che vivono nelle baraccopoli, ma per capire davvero qual è il vissuto di questi bambini abbiamo chiesto ad alcuni di loro – oggi ragazze e ragazzi – di raccontare e condividere il proprio vissuto. Di seguito il diario di Romina.

Mi chiamo Romina , ho 17 anni, sono nata a Firenze e vivo a Sesto Fiorentino nel campo Rom della Madonna del Piano insieme alla mia famiglia. Ho 4 fratelli, due più piccoli e due più grandi.

Sono andata a scuola: ho frequentato le scuole elementari e la scuola media.
Ho frequentato la scuola materna per un anno.
Ho ripetuto la prima media.

I ricordi più freschi sono quelli delle medie.
C’erano altri ragazzi o ragazze del campo nella stessa scuola ma non erano in classe con me. Mi avrebbe fatto piacere che la Daniela fosse nella mia classe perché non conoscevo nessuno. Però sono venuti loro, gli amici gagè, a fare amicizia: mi hanno detto che avevo gli occhi belli e che avrebbero voluto averli anche loro.
I libri e i quaderni i primi tempi non ce li avevo, me li hanno dati gli educatori del campo dopo un po’ di tempo. Prima me li prestavano i miei compagni.
A casa non facevo mai i compiti.

Ho fatto molte assenze. È anche per questo che in prima media sono stata bocciata Non andavo a scuola perché facevo molta fatica a svegliarmi.

In gita sono andata solo una volta a Roma quando ero in quinta elementare: alle medie invece non ho partecipato alle gite, perché non mi andava, pensavo che non mi sarei divertita.
Durante l’intervallo, alle medie, avevo un paio di amiche che mi stavano vicine. In classe però ce n’era una che mi faceva star male, mi diceva “sei una zingara, puzzi”.
Ricordo il nome soltanto di due o tre compagne di classe, ma non le incontro mai.

Alle feste di compleanno non sono stata mai invitata. Al campo è venuto a trovarmi una volta un compagno per portare un paio di sandali.
Un ‘insegnante mi aiutava a studiare ogni tanto, un paio di volte la settimana, fuori dalla classe. Io uscivo volentieri, e con lei preparavo le interrogazioni.

Io ora so leggere bene tutto, il maiuscolo e il minuscolo, stampatello e corsivo. La matematica invece…..Infatti le materie che preferivo erano italiano e spagnolo.
Avevo il diario ma non facevo nessun compito. Lo usavo solo per gli avvisi.
Lo zaino lo tenevo all’attaccapanni in un posto dove i miei fratelli minori non potevano arrivare.
A casa non parlavo mai della scuola. Solo alla mia sorella minore, che andava anche lei a scuola, raccontavo qualcosa delle offese che mi facevano. Lei mi ascoltava volentieri e mi faceva coraggio.

I miei genitori andavano a parlare con gli insegnanti quando li chiamavano perché facevo troppe assenze.
Quando ho fatto l’esame di terza, avevo preparato Primo Levi. Ricordo la poesia “Se questo è un uomo”. All’esame tremavo dalla paura a vedere tutti i professori davanti a me.

Ricordo che tutti i professori, quando c’era un compito difficile, mi aiutavano. E poi, quando spiegavano a me sola le cose, io li capivo.

Foto di Comune-info

Stereotipi razziali e “pedagogia zingara”

Oggi vi riproponiamo l’interessante intervento di Luca Bravi, presentato il 19 maggio scorso a Sesto Fiorentino durante la due giorni di LabRom.

Il ricercatore dell’Università di Firenze ha ricostruito la nascita e il percorso della prima “pedagogia zingara” in Italia (1963), ossia pratiche educative profondamente radicate agli stereotipi razziali sviluppati durante il periodo del nazifascismo. Tale studio è stato elaborato non soltanto per il valore storico in sé, ma soprattutto per identificare i punti comuni nell’approccio che – in alcuni casi – viene ancora mantenuto nelle politiche scolastiche odierne.

“La storia dei rom in Italia e in Europa è profondamente legata alle riflessioni di stampo pedagogico e ha maturato da un lato una pedagogia esplicita, quella espressa dalla scuola,” – scrive Luca Bravi nella sintesi del suo lavoro – “dall’altro una pedagogia implicita, quella più difficile da riconoscere e criticare perché nascosta in pratiche che conservano l’etichetta o l’idea dell’inclusione, ma che finiscono sempre per strutturarsi intorno alla ghettizzazione immobile del campo nomadi.”

Per leggere l’abstract dell’intervento clicca qui.

Una campagna contro la povertà educativa in Italia

Condividiamo la petizione di Save the Children partita assieme alla campagna “Illuminiamo il futuro”, cui anche Associazione 21 luglio ha aderito organizzando un incontro speciale all’interno dei laboratori Amarò Foro grazie all’esibizione della Compagnia Garofoli/Nexus nello Spettacolo “Looking 4 Pinocchio”.

Sabato 1 aprile è partita la campagna “Illuminiamo il Futuro” insieme alla petizione per chiedere che ogni bambino e bambina in Italia possa far decollare i propri sogni.

Oltre un milione di bambini in Italia vive in povertà assoluta e il loro futuro potrebbe non decollare mai.
Solo il 13% dei bambini tra 0 e 2 anni ha accesso al nido o a servizi integrativi pubblici, mentre il 48% degli alunni continua a non poter usufruire della mensa scolastica.

Facciamo appello al Primo Ministro Gentiloni e ai Presidenti di Camera e Senato affinché prendano un impegno concreto per sbloccare, prima della scadenza della legislatura, alcuni provvedimenti fondamentali per aiutare tante famiglie in Italia.

Chiediamo che gli asili nido diventino un diritto per tutti e equità nell’accesso alla mensa scolastica.

Chiediamo che sia attuato immediatamente il piano di contrasto alla povertà per garantire a ogni bambino in povertà un effettivo sostegno educativo e sociale.

La tua firma ci aiuterà a fare la differenza.

FIRMA LA PETIZIONE DI SAVE THE CHILDREN  

Torna LabRom: il 19 maggio la prima tappa a Sesto Fiorentino

Dopo la ricca esperienza nel 2016, LabRom (Laboratori di confronto e discussione sul tema rom e sinti in Italia) torna quest’anno con nuovi appuntamenti!

Anche in questa seconda edizione daremo vita a uno spazio aperto di relazione in cui conoscerci, incontrarci, confrontarci e condividere idee sulla cosiddetta “questione rom”.
Durante gli incontri ogni partecipante sarà chiamato a condividere esperienze, spunti e idee per conoscere e diffondere buone pratiche oltre che analizzare criticità e problematiche.

L’invito a partecipare è esteso a tutti gli interessati, rom e non rom nella veste di attivisti, organizzazioni, ricercatori, professionisti, operatori pastorali, operatori sociali e insegnanti.
Nel 2017 LabRom sbarcherà a Sesto Fiorentino, Napoli e Cosenza.

La prima tappa è prevista per il 19-20 maggio a Sesto Fiorentino, presso la Parrocchia S. Martino in Piazza della Chiesa, 83. L’incontro sarà focalizzato sul tema dell’educazione e della prima infanzia:

Il bambino rom: dalla “pedagogia zingara” a pratiche educative innovative

IMPORTANTE! Per partecipare è necessario iscriversi, inviando una mail a labrom@21luglio.org cui seguiranno informazioni per una partecipazione attiva e dettagli logistici sull’evento.

SCARICA LA LOCANDINA

L’incontro è un’iniziativa di Reyn Italia, Associazione 21 luglio, Associazione Articolo 34, Migrantes Diocesi di Frenze, Gruppo Mosaico al Margine e Movimento Cooperazione Educativa.

La Strategia di REYN International

Strategia di Reyn International

In foto, la Strategia di REYN in breve

In occasione della Giornata Internazionale dei rom e sinti , il natwork REYN ha lanciato la strategia 2017-2020, che traccerà le linee guida per le attività nazionali di 10 paesi – Belgio, Croazia, Ungheria. Irlanda, Italia, Kosovo; Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ucraina.

Cinque anni fa REYN ha iniziato a promuovere le opportunità di sviluppo professionale di quanti lavorano lavorano nell’ambito della prima infanzia rom. Proprio nello stesso anno l’Unione Europea aveva lanciato l’agenda 2020 insieme alle strategie per l’inclusione nazionale dei rom.

Cinque anni dopo c’è ancora molto da fare. Nell’UE, l’80% dei rom è a rischio povertà e un rom su tre vive in una casa senza acqua corrente. La segregazione scolastica nelle classi per soli rom è ancora presente in alcuni paesi nonostante l’impegno preso dagli Stati membri di eliminare il numero di corsi destinati solo a bambini rom.

I bambini che hanno la possibilità di crescere bene possono andare molto lontano. Crediamo fermamente che sostenere l’inclusione dei bambini attraverso l’educazione e la cura della salute possa permettere di superare molti dei problemi che attualmente affliggono una parte della comunità rom, dalla discriminazione alle difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro, ai servizi sanitari e alla casa.
Oggi rinnoviamo il nostro impegno a sostenere l’incremento dell’accesso all’educazione e alla salute . Crediamo che l’Europa abbia bisogno di abbracciare le differenze anche attraverso il lavoro nella prima infanzia. Nella nostra visione c’è una società che dà a tutti uguali opportunità e dove tutti i bambini hanno uguali diritti di accedere all’educazione e alla salute fin dalla nascita.

LEGGI LA STRATEGIA COMPLETA

Questo articolo è una libera traduzione tratta dal Blog di REYN International

Imparare a parlare: consigli per una corretta acquisizione del linguaggio

Linguaggio infantile

Dal corso REYN Italia per giovani madri, ecco una rassegna di consigli e raccomandazioni utili ai genitori per allenare e guidare il bambino alla corretta acquisizione del linguaggio attraverso percorsi di logopedia continui, più diretti e meno invasivi:

• Mostrate disponibilità all’ascolto ed affezione incondizionata al bambino;
• Adottate un linguaggio semplice, rallentato in presenza del bambino, offrendo un “modello” verbale chiaro e preciso, in particolare dopo aver ascoltato la difficoltà del bambino, senza scadere nell’artificiosità e “stranezza”;
• Modellate il linguaggio senza anormalità, lentamente e con frequenti pause d’accentazione;
• Modellate l’eloquio in modo disteso, consigliando la stessa modalità agli altri membri della famiglia;
• Evitate che il bambino acquisti familiarità al “suono” del suo linguaggio, fissandolo acusticamente;
• Privilegiate un vocabolario elementare e frasi corte;
• Non interrompete o anticipate le frasi o finire il discorso del bambino;
Rispettate i “turni” d’inserimento verbale e non sovrapponetevi mentre si parla;
• Attendete che formuli la frase o discorso con disponibilità e attenzione;
• Utilizzate pause nel discorso e nella comunicazione, aumentando la pause tra una richiesta e la sua risposta, offrendo una minore pressione “temporale” al “linguaggio” del bambino che percepirà un clima di distensione e tranquillità;
• Commentate singole situazioni o momenti del fare, piuttosto che porre frequenti domande che affaticano il bambino;
• Durante i momenti di maggiore difficoltà verbale offrite al bambino le più ampie occasioni di linguaggio e la possibilità di parlare liberamente stimolato da percorsi ludici a lui particolarmente interessanti e gradevoli;
• Organizzate percorsi e momenti di attività non-verbali, di costruzione, ecc., che possano “scaricare” ed alleggerire la tensione verbale, valorizzando forme comunicative alternative;
• Evitate “competizioni verbali”. Ad esempio obbligare a raccontare eventi ad amici o parenti, al fine di limitare e contenere la «pressione» del livello di costruzione verbale del bambino;
• Evitate reazione emotive ai blocchi verbali come una particolare mimica del volto, distogliendo lo sguardo, ecc;
• Preparate il bambino ad affrontare situazioni nuove simulando l’evento, tranquillizzando i suoi livelli d’eccitazione ed ansia naturali;
• Non evidenziate al bambino le sue difficoltà verbali. Invitandolo alla “calma”, a “prendere il fiato”, “a parlare lentamente”, ad “aprire di più la bocca”, “a rallentare”, a “pensare a quello che deve dire” si comunica la sua diversità, si comunicano forti livelli d’ansia che appartengono all’adulto ma non al bambino che “vive la difficoltà” ma non la “prova” ancora. Il bambino potrebbe equivocare la natura dello stimolo interpretandolo come un rimprovero;
• Le pressioni dei genitori spingono il bambino a prendersi carico della sua esecuzione verbale, compromettendo il carattere di spontaneità e naturalezza della comunicazione;
• Se il bambino sottolinea la sua difficoltà verbale, presentategli il fatto che tutte le persone hanno difficoltà ed esitazioni verbali quando stanche o particolarmente agitate;
• Evidenziate le sue qualità, capacità e punti di forza;
• Ricordate che molti bambini fino a 6/7 anni presentano disfluenze normali fisiologiche e di sviluppo in un quadro personale assolutamente normale e non logopatico.
Difficoltà che regrediscono naturalmente all’interno di relazioni parentali positive e serene;
Dimostrate il piacere di comunicare durante le situazioni routinarie (vestirsi, mangiare, lavarsi, andare a dormire);
• Sfruttate i diversi contesti che si creano durante la giornata per descrivere e raccontare ciò che vi circonda (una passeggiata al parco, andare a fare la spesa, preparare la torta);
• Proponete canzoncine e filastrocche abbinandovi gesti e mimica che diano significato alle parole;
Proponete libri figurati e commentateli con lui.