REYN ITALIA

Come accogliere un bambino straniero al nido

Operatori asilo nido

A Monza una formazione per gli operatori degli asili nido e della scuola dell’infanzia. Tutte le informazioni sul corso che si terrà il 30 settembre dalle 14 alle 18, su ZeroSei Planet.

Molto spesso, gli educatori si trovano ad accogliere bambini provenienti da altri Paesi del mondo, che non comprendono la lingua italiana e che evidenziano comportamenti legati ad una cultura differente. Ruolo dell’educatore è quello di favorire, attraverso azioni mirate, un’integrazione il più veloce e serena possibile, sia del bambino, sia della sua famiglia.

Il corso si articola in una prima fase di teoria, dove verranno esposte nozioni di base sull’integrazione scolastica, e una seconda più pratica, dove si proporranno simulazioni di casi reali, e dove i corsisti avranno modo di discutere le modalità maggiormente efficaci per integrare un bambino straniero.

ARGOMENTI DEL CORSO:

  • Cosa fare quando arriva un bambino straniero
  • Quali informazioni risultano fondamentali
  • Come insegnare al bambino le prime parole
  • Come aiutarlo nelle attività
  • Come favorire l’inserimento nel gruppo dei pari
  • Come comunicare con la famiglia

PROGRAMMA DEL CORSO:

ore 14.00-14.30 registrazione dei partecipanti
ore 14.30 Inizio corso
ore 18.00 Termine corso [al termine rilascio di Attestato ed ebook]

PER I COSTI E LE MODALITÀ DI ISCRIZIONE CONSULTA IL SITO.

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Una risata ci educherà! A ottobre il Convegno a Bari

Nelle scuole si ride troppo poco e in molte persone è ancora troppo sedimentata l’idea che per imparare sia necessario essere seri e cupi.

Per ridere e sorridere insieme il Movimento di Cooperazione Educativa ha organizzato il settimo incontro nazionale di formazione e incontro dal titolo “Una risata ci educherà”.

Il convegno si terrà a Bari il 21 e 22 ottobre ed è aperto a insegnanti, educatori, genitori e a chiunque fosse interessato. Apriranno il convegno Monica Guerra, Antonia Chiara Scardicchio e Francesca Fornario.

Le iscrizioni aprono oggi, I settembre.

Qui e qui il programma completo.

Informazioni:
www.retedicooperazioneeducativa.it
retebari2017@gmail.com
tel. 324 7867112 – 347 6682696

Educare alla cittadinanza mondiale

Venerdì 9 e sabato 10 settembre a Senigallia, presso il Liceo Medi (viale IV Novembre, 21), si terrà il X Seminario Internazionale di Educazione Interculturale “Educare alla cittadinanza mondiale. I nuovi curricola della scuola”, un incontro per riflettere su insegnamento e temi della globalità e multiculturalità organizzato da CVM – Comunità Volontari per il mondo, in particolare dal gruppo EAS – Educazione allo sviluppo che sin dai primi anni Novanta opera nel settore della formazione e che in Italia è stato antesignano della revisione dei curricula scolastici.

Organizzato nell’ambito del Progetto europeo “Global Schools: EYD 2015 to embed Global Learning in primary education” e di quello nazionale “Un solo mondo, un solo futuro: educare alla cittadinanza mondiale a scuola“, il seminario è l’appuntamento conclusivo del lavoro, dei laboratori e dei corsi di formazione di CVM svolti in questi anni, che hanno visto il coinvolgimento di 6000 docenti, di ogni ordine e grado in tutte le regioni italiane, per una rivoluzione culturale dell’insegnamento all’insegna di un “nuovo umanesimo mondiale”.

Al seminario parteciperanno con lezioni magistrali ed interventi Marcello Flores d’Arcais, docente di Storia dei Diritti Umani all’Università di Siena, l’antropologo Alberto Salza, Jean Fabre, esperto ONU, Italo Fiorin, docente di Scienze della Formazione dell’ Università LUMSA, Ramon Lopez Facal, docente dell’Università di Santiago, Catia Brunelli, formatrice di CVM, Antonio Brusa, docente INSMLI – Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia.

Le iscrizioni sono aperte fino al 5 settembre.

Per informazioni e iscrizioni

cvm@cvm.an.it
Telefono 071.202074
www.cvm.an.it 

Articolo ripreso da Zero-Sei up

 

Servizi alle famiglie: lo Spazio infanzia dell’Associazione Apurimac

Ecco il terzo e ultimo diario di Emma, la giovane attivista selezionata tra i partecipanti della Primavera Romanì – che ha svolto un tirocinio itinerante presso tre diverse realtà che lavorano nel campo della prima infanzia. Ultima esperienza in ordine cronologico è quella presso lo Spazio Infanzia dell’Associazione Apurimac all’interno della Parrocchia Santa Rita di Tor Bella Monaca a Roma.

L’esperienza presso lo Spazio infanzia dell’Associazione Apurimac mi ha arricchito e dato tanto. Il servizio si rivolge a bambini dai 3 ai 5 anni che su questo territorio non riescono a trovare posto nella scuola dell’infanzia e quindi vengono esclusi da quella parte importante di vita che è per i bambini così piccoli il primo approccio alla scuola e all’incontro con gli altri.

Il servizio abbraccia l’esigenza delle famiglie di trovare uno spazio mattutino adatto, sicuro e stimolante in cui lasciare il proprio bambino a operatrici esperte, sapendo che sarà guidato in tante attività educative e creative. Pittura, disegno, gioco libero, ma anche teatro e musica tra i laboratori proposti oltre che momenti di gioco libero e routine di giornata. L’approccio del servizio che al momento accoglie 14 bambini di varie nazionalità è fortemente mirato al gioco e al sostegno dell’autonomia dei piccoli.

Mi è sembrato molto utile che le operatrici ogni giorno spartissero tra i bambini piccole responsabilità al fine di renderli protagonisti e incentivare l’autonomia e la cura verso gli altri (distribuire i bicchieri, aiutare l’educatrice in unno dei compiti da svolgere).

Ho trovato molto importante anche tutto il lavoro svolto con le famiglie, per coinvolgerle nella socializzazione e diventare solidali tra di loro, aspetto che si ripercuote positivamente sui bambini che infatti nonostante la varietà etnica non presentano nessuna dinamica di discriminazione. Le educatrici hanno lavorato molto sui piccoli pregiudizi esistenti creando un clima di accoglienza e apertura.

Ho imparato poi che, a fine giornata, cantando tutti insieme, è più facile e divertente coinvolgere i bambini nel riordino dei giochi e nella cura dello spazio, attività che di solito i bambini fanno controvoglia. Questo lo porterò con me come strumento operativo che mancava al mio bagaglio personale!

Spazio infanzia al Polo ex Fienile: socialità e educazione in natura

Dopo l’esperienza di Pisa, ecco un nuovo racconto tratto dal diario di Emma – la giovane attivista selezionata tra i partecipanti della Primavera Romanì – che ha svolto un tirocinio itinerante presso tre diverse realtà che lavorano nel campo della prima infanzia. Oggi ci porterà a conoscere lo spazio infanzia gestito da Associazione 21 luglio all’interno del Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca a Roma.

La mia esperienza al Centro educativo pilota presso il Polo ex- Fienile a Tor Bella Monaca è stata davvero intensa e divertente!
Prima di tutto per il luogo in cui si trova: il quartiere che ospita la struttura purtroppo non offre ai bambini che la abitano molte possibilità d’incontro e di gioco all’aperto. Le strade della zona sono molto trafficate e i pochi giochi presenti in piazza sono vandalizzati e immersi nella spazzatura. Il Polo ex- Fienile, dove si tiene il Centro Pilota, si propone come risorsa per il territorio e punto di riferimento per l’infanzia e l’adolescenza attraverso tanti servizi per famiglie e bambini.

Il servizio presso cui ho svolto il tirocinio è uno spazio infanzia per bambini dai 3 ai 5 anni che tre volte a settimana in orario mattutino partecipano a tanti tipi di attività didattiche e ludiche, un servizio rivolto ai bambini che non sono stati ammessi alla scuola dell’infanzia per carenza di posti. Gran parte di questi bambini italiani e stranieri, vivono situazioni di svantaggio socio- economico o di precarietà abitativa (alcuni infatti provengono dalla baraccopoli di via di Salone) ed arrivano all’età della scolarizzazione con difficoltà, spesso anche linguistiche. È importante quindi potergli offrire uno spazio in cui possano socializzare, imparare a stare tra pari, ma anche sperimentarsi e affrontare tante attività mirate a sostenere il loro sviluppo. Ho notato quanta attenzione le educatrici pongano nell’approcciare con ogni singolo bambino e aiutarlo a superare le piccole sfide quotidiane, e anche la pazienza con cui mediano tra di loro, insegnandogli l’importanza della condivisione di giochi e strumenti.

Ho trovato anche molto positiva la collaborazione tra le due educatrici del servizio con alcuni insegnanti esterni che vengono una volta a settimana per proporre laboratori di ceramica, teatro e ortocultura. Dimostrarsi aperti alla collaborazione è un bel modo per insegnarla anche ai più piccoli.

Il Polo ex- Fienile, è una struttura molto grande che permette tutta una serie di attività, anche esterne, permettendo ai bambini di avere un bel contatto con la natura.
Questo mi è sembrato davvero innovativo, i bambini trascorrono un sacco di tempo all’aperto e questo dà l’occasione di osservare e conoscere moltissime cose della realtà che ci circonda: dalla vita degli insetti, ai cambiamenti delle stagioni, fino al ciclo delle piante che i bambini curano nell’orto con una passione che non avevo mai visto.

Sicuramente porterò con me questa attenzione all’educazione in natura e il laboratorio di orto come strumento per insegnare la ciclicità e la necessità di prendersi cura dell’ambiente, che mi sembra davvero importante imparare fin da piccoli.

Il Centro educativo pilota vuole offrire uno spazio d’incontro e socializzazione ai bambini, ma anche alle famiglie, che spesso si fermano a chiacchierare o che offrono alcune ore di volontariato per organizzare attività con i bambini o aiutare con la gestione della struttura e del giardino. Questo genere di partecipazione mi è sembrata molto costruttiva ed importante, perché crea alleanza tra le famiglie e le operatrici, coinvolge i genitori direttamente e gli fa vivere un po’ della bellezza e del divertimento che vivono i loro bambini.

Mi porterò nel cuore questa esperienza con i piccoli, con la certezza che per lavorare con loro ci vuole tanta pazienza, entusiasmo e voglia di riscoprire il bambino che è in noi!

Un tirocinio itinerante per scoprire buone pratiche educative: l’esperienza di Emma

Il comitato scientifico di REYN Italia ha selezionato una giovane educatrice rom (scegliendo all’interno del gruppo informale Primavera Romanì), per darle l’opportunità di acquisire una conoscenza approfondita e alcune abilità specifiche nell’ambito dello sviluppo della prima infanzia attraverso esperienze sul campo.
L’attivista ha partecipato a un tirocinio itinerante, ospitata da tre ONG differenti e prendendo parte alle attività organizzate sul luogo. La tirocinante ha ricevuto il supporto di un supervisore locale che è stato messo di volta in volta a disposizione dalle organizzazioni ospitanti.
Da questa esperienza sono nati tre diari, scritti da Emma – l’attivista e educatrice selezionata – di cui oggi vi proponiamo il primo racconto: il tirocinio presso l’Associazione Articolo 34 di Pisa.

È la prima settimana di tirocinio e sono un po’ emozionata! Non sono mai stata a Pisa e sono felice di poter vedere una nuova città oltre che una nuova realtà sociale.
L’organizzazione che mi accoglie è l’Associazione “Articolo 34”, realtà che si impegna a promuovere il diritto allo studio dei minori rom, dato che in Italia sono loro che – vivendo un grave disagio economico e sociale – evadono la scuola con più facilità e non arrivano quasi mai ad accedere a percorsi universitari.

I soci dell’organizzazione e i ragazzi che ne fanno parte mi accolgono con molto calore e mi raccontano come l’Associazione è nata da singole esperienze di affiancamento e sostegno di minori rom e come poi si è scelto di fondare un’associazione e di creare azioni mirate.
L’aspetto che ho trovato innovativo è l’approccio mirato alla singola persona, al singolo ragazzo e alle sue esigenze di studio e familiari.
L’associazione infatti accompagna e sostiene le famiglie interessate a comprendere e risolvere le difficoltà che incontrano, al fine di garantire il diritto allo studio dei loro figli e di favorirne il percorso scolastico. Questo supporto va dal contribuire a rimuovere gli ostacoli economici e logistici alla frequenza scolastica dei ragazzi, ad un lavoro di mediazione tra la famiglia e le istituzioni, fino al sostegno all’accesso dei nuclei a servizi pubblici a cui hanno diritto (scuolabus, mense, sostegno scolastico, contributi individuali).

L’attività dell’associazione prevede anche forme di affido familiare, concordato con la famiglia di appartenenza, per periodi più o meno lunghi, per fornire al minore uno spazio idoneo di studio e un supporto extrascolastico intensivo.

Questa attività è nata con l’esperienza positiva avuta da Clelia, presidente dell’Associazione, che ha ospitato in affido Sultan, un ragazzo rom che oggi frequenta con successo l’Università.
Lui stesso mi ha raccontato di quanto nonostante la sua buona volontà non riuscisse a concentrarsi all’interno del campo per via del troppo rumore.
L’esperienza positiva di Sultan e della sua famiglia in questo percorso ha invogliato anche altri ragazzi e altre famiglie ad intraprendere una strada simile.

Ho trovato davvero molto interessante come il lavoro congiunto della famiglia di appartenenza e di quella affidataria abbia dato ottimi risultati e penso che sarebbe davvero bello se anche in altre città si potessero trovare famiglie disponibili e motivate ad accogliere e essere accolte per garantire il diritto allo studio dei bambini.
L’associazione inoltre organizza e gestisce, grazie ad alcuni insegnanti che prestano volontariamente il loro servizio, un doposcuola mirato a garantire uno spazio di sostegno e studio individuale di qualità.

Questo lavoro con la scuola e nella scuola mi è sembrato molto importante perché porta anche gli insegnanti a ripensare il loro modo di approcciarsi ai ragazzi più svantaggiati.

Di questa esperienza umana e professionale mi porterò dietro il calore delle persone che ho incontrato anche al campo di Pisa, che mi hanno accolta e si sono raccontate, e il lavoro dell’associazione che anche se piccola, riesce ad allearsi e a lavorare insieme alle famiglie ed alla scuola per il futuro dei piccoli che è poi il futuro di tutti quanti noi.

Emma

Formazione: 20-23 luglio dalla classe cooperativa alla Pedagogia Istituzionale

Riportiamo di seguito la proposta educativa, ripresa dal sito www.websac.it/

SAC (Seminario permanente di ricerca per l’azione culturale didattica e politica nella scuola) e MCE (Movimento di cooperazione educativa) invitano tutte e tutti a un seminario residenziale di formazione sulla Pedagogia Istituzionale.

Praticata in Francia e in Belgio dagli anni Sessanta, la Pedagogia Istituzionale è una proposta didattica e educativa in grado di trasformare la vita della classi scolastiche e dei gruppi nei contesti educativi. Con l’obiettivo di una reale organizzazione cooperativa (in uno specifico contesto), offre gli strumenti, innanzitutto pratici, per ripensare e ricreare il rapporto tra regole date e scelte degli individui, affinché diventino autonomi e responsabili del proprio lavoro di apprendimento e di crescita. Diffusa in Italia soprattutto nell’ambito della pedagogia speciale, la PI quale è stata attuata e pensata da Fernand Oury e dalle equipe di insegnanti franco-belgi offre oggi un complesso fertilissimo di questioni tecniche e culturali per ridefinire il mestiere docente.

Il seminario si terrà da giovedì 20 luglio a domenica 23 luglio (arrivo per pranzo giovedì / partenza domenica dopo pranzo). Saremo ospitati in una grande e spartana casa di montagna con spazi comuni, immersa in un’incantevole natura.

COSA. Scoprire gli strumenti, gli obiettivi e le pratiche della Pedagogia Istituzionale. Incuriosirsi ai suoi temi e alla sua storia e acquisire desiderio, supporto e tecniche da sperimentare in classi tendenti alla cooperazione. Fare

ricerca formazione, raccontare e rielaborare assieme, studiare teorie e tecniche didattiche e trovarsi nel futuro ad agire in relazione a una rete solidale.

La formazione sarà di tipo “immersivo”, un’esperienza di autogestione cooperativa organizzata, in cui tutte le attività saranno istituite dai gruppi di studio. La PI si può studiare sui libri, ma il modo migliore per incontrarla e poi portarla nella vita delle classi e dei contesti è la sperimentazione attiva.

COME. Le attività saranno condotte usando strumenti elaborati nella Pedagogia Istituzionale quali il Consiglio, gli Atelier di produzione, i Gruppi di Parola e l’uso di monografie o racconti di classe. Il seminario offre la possibilità – aderendo a una sorta di “contratto formativo” – di cimentarsi con le tecniche e le proposte della Pedagogia Istituzionale.

I pasti e la cura della casa saranno responsabilità dei/delle partecipanti al seminario.

Nei tre giorni alterneremo :

  • Laboratori condotti con gli strumenti della Pedagogia Istituzionale di Fernand Oury
  • Autogestione
  • La produzione di racconti di esperienza da rielaborare riflessivamente assieme con metodi appositi
  • Sperimentazione di tecniche didattiche per il lavoro a gruppi cooperativi
  • Film, libri, musica per l’immaginario
  • Lavoro su testi scelti di pedagogia
  • Gioco corpo dialogo contemplazione

CHI. Il seminario è aperto a maestri e maestre, professori e professoresse e aspiranti tali; a educatrici ed educatori di qualunque tipo o indole pronte a ricercare modi per stare e agire con più senso e salute, con più efficacia politica e culturale, curiosi degli strumenti che può dare la Pedagogia Istituzionale.

La progettazione e la conduzione sono messe a punto da Marco Pollano, Giulio Vannucci e Federica Lucchesini, insegnanti di Movimento di Cooperazione Educativa e SAC, nato dalla necessità di ricerca e di formazione dell’area che fa riferimento alla rivista “Gli Asini”.

Crediamo in una formazione circolare in cui tutte e tutti saremo “formati e formatori” al contempo.

DOVE E QUANTO COSTA. Saremo ospiti in una casa privata sulla montagna pistoiese a Mercatale, accanto a Cecafumo, nel comune di Piteglio (PT). La casa è a circa mezz’ora dalla stazione di Pistoia. Divideremo le spese per il cibo, una minima quota per l’alloggio e il rimborso per i materiali e per i formatori e le formatrici che vengono da lontano.

Corso di formazione: 50 € (per i docenti di ruolo é possibile pagare con il Bonus Scuola)

Vitto e alloggio: 70 € docenti di ruolo / 50 € tutti/e gli/le altri/e.

ISCRIZIONE. Le richieste di iscrizione sono da inviare via mail entro il 4 giugno 2017.

Vista l’impostazione seminariale e dialogica, il numero delle/dei partecipanti è limitato a un massimo di 25 persone. Farà fede la data di iscrizione.

Il programma del corso verrà inviato alle/agli iscritti/e.

Per informazioni e iscrizioni:

pedagogia.istituzionale@gmail.com

Giulio Vannucci 3382331845

Marco Pollano 3397983951

Federica Lucchesini 3498486411

Torna a ottobre la conferenza internazionale ISSA sulla prima infanzia

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Anche quest’anno si svolgerà la Conferenza Internazionale di ISSA (International Step by Step Association), dal 4 al 6 ottobre nella città di Ghent in Belgio. La città è considerata all’avanguardia per lo sviluppo dei servizi offerti nell’ambito della prima infanzia e insieme a uno dei membri della rete, VBJK, oltre che di alcuni dei partner organizzatori della Conferenza (Artevelde University College e Ghent University) dà il benvenuto a chiunque sia interessato a partecipare.

La tre giorni di formazione e incontro è aperta a tutti gli interessati dei temi della cura e l’educazione della prima infanzia. Il focus della conferenza di questo 2017 sarà: Risposte locali, progressi globali: verso un sistema competente della prima infanzia.
Si esaminerà come la velocità dei cambiamenti nel mondo di oggi richieda cambiamenti sostanziali nel modo in cui i sistemi dell’infanzia sono disegnati, attrezzati, governati, finanziati e supportati. Noi ci battiamo per evidenziare l’importanza che un adeguato sviluppo dei  primi anni di vita ha per i bambini, per le famiglie e le comunità, è tempo di abbracciare un approccio sistemico che sia rivolto a fronteggiare le problematiche critiche che ostacolano i diritti delle famiglie e dei bambini, per imparare dalle risposte locali e costruire in sistema competente per la prima infanzia.

Per tutte le informazioni e per l’iscrizione visitate il sito di #ISSAGhent2017.

Questo contenuto è la riproduzione di un contenuto parzialmente tradotto da http://issa2017.net/

Baraccopoli e scolarizzazione: il diario di Entoni

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Una nuova pubblicazione dei diari di alcuni ragazzi e ragazze che vivono nella baraccopoli di Sesto Fiorentino, dove il mese scorso si è tenuto il primo convegno LabRom 2017 incentrato sul tema della scolarizzazione dei minori che vivono il disagio abitativo delle baraccopoli. Qual è il ruolo della scuola nella vita di questi bambini, oggi ragazzi? Quanto sono condizionati dalla vita nel “ghetto”?

Mi chiamo Entoni e ho 23 anni. Sono nato a Brescia e ora vivo a Sesto Fiorentino in un campo insieme alla mia famiglia e alla mia ragazza.

I legami con la mia famiglia e i miei amici sono forti: siamo tutti uniti e ci sosteniamo l’uno con l’altro. Per me è facile interagire con gli altri e riuscire simpatico, ho amici anche fuori dal campo conosciuti quando andavo a scuola. Ci sono anche delle persone che vengono a trovarci al campo e che ci aiutano, sono persone di Dio o persone che ci conoscono da anni.
Sento ancora tanto la mancanza di mio nonno, morto nove anni fa: mi teneva sempre vicino e era come un padre per me. Dopo la sua morte sono stato affidato per circa due anni a una famiglia di Sesto. Era un periodo difficile per me, ero un adolescente e in più soffrivo per la perdita del nonno e per la lontananza dal campo. La famiglia affidataria mi ha aiutato con la scuola e con la vita, ora mi dispiace perché qualche volta ho tradito la loro fiducia.

Non sono mai andato alla scuola materna ma ho frequentato senza mai essere bocciato le elementari, le medie e le superiori (ho la qualifica professionale di meccanico presa all’Istituto Professionale Leonardo da Vinci). Avevo anche cominciato il biennio, ma dopo pochi mesi ho lasciato la famiglia dove ero in affido, sono tornato al campo e ho smesso di studiare.

Fino alla quarta elementare ero l’unico del campo nella mia scuola perché in quegli anni ero uno dei più grandi fra i bambini.

Ho fatto molte assenze, soprattutto alle elementari: non andavo a scuola perché non avevo voglia e mi sentivo fuori luogo, così inventavo scuse per non andare come i compiti non fatti. Quando rimanevo a casa giocavo con gli altri bambini del campo che allora erano solo tre o quattro. Alle scuole medie ho cominciato a fare i compiti per casa andando al doposcuola della parrocchia.
Alle superiori ho fatto poche assenze, solo qualche filone per cui sono stato punito dalla famiglia in cui stavo.

Le esperienze migliori sono state quelle delle superiori: è lì che ho cominciato a frequentare altri e a formare gruppi di amici.

A scuola, oltre che le materie come l’italiano o la matematica, ho imparato anche come interagire con le persone, non importa di che razza o religione, ma tutti stanno con tutti.
Alle elementari non mi piaceva nessuna materia, mentre alle superiori mi piaceva quella del mio indirizzo, Meccanica. Per due estati, ho potuto fare, grazie alla scuola, uno stage in un’officina meccanica .

Di solito maestre e professori mi aiutavano e mi sostenevano, ho fatto anche molte amicizie. Non mi hanno mai invitato a una festa di compleanno, però ci vedevamo fuori, in giro per la città, e con molti di loro sono ancora in contatto.
Vedo tanta gente nel campo che la scuola non l’ha finita e io mi sento molto avvantaggiato rispetto a loro.
Il mio titolo di studio non l’ho potuto sfruttare per trovare un lavoro; però, avendo studiato diversi anni, mi accorgo che so cavarmela meglio, per esempio negli uffici, quando c’è da riempire dei fogli o da capire quello che dicono gli impiegati, e ho avuto una bella soddisfazione quando ho fatto il servizio civile per la Caritas con i rifugiati e mi è servito l’inglese studiato a scuola: ero uno dei pochi volontari a saper comunicare con loro!

ENTONI

Bambini delle baraccopoli e scolarizzazione: l’esperienza di Romina

Durante la due giorni di LabRom a Sesto Fiorentino abbiamo parlato di scolarizzazione dei minori che vivono nelle baraccopoli, ma per capire davvero qual è il vissuto di questi bambini abbiamo chiesto ad alcuni di loro – oggi ragazze e ragazzi – di raccontare e condividere il proprio vissuto. Di seguito il diario di Romina.

Mi chiamo Romina , ho 17 anni, sono nata a Firenze e vivo a Sesto Fiorentino nel campo Rom della Madonna del Piano insieme alla mia famiglia. Ho 4 fratelli, due più piccoli e due più grandi.

Sono andata a scuola: ho frequentato le scuole elementari e la scuola media.
Ho frequentato la scuola materna per un anno.
Ho ripetuto la prima media.

I ricordi più freschi sono quelli delle medie.
C’erano altri ragazzi o ragazze del campo nella stessa scuola ma non erano in classe con me. Mi avrebbe fatto piacere che la Daniela fosse nella mia classe perché non conoscevo nessuno. Però sono venuti loro, gli amici gagè, a fare amicizia: mi hanno detto che avevo gli occhi belli e che avrebbero voluto averli anche loro.
I libri e i quaderni i primi tempi non ce li avevo, me li hanno dati gli educatori del campo dopo un po’ di tempo. Prima me li prestavano i miei compagni.
A casa non facevo mai i compiti.

Ho fatto molte assenze. È anche per questo che in prima media sono stata bocciata Non andavo a scuola perché facevo molta fatica a svegliarmi.

In gita sono andata solo una volta a Roma quando ero in quinta elementare: alle medie invece non ho partecipato alle gite, perché non mi andava, pensavo che non mi sarei divertita.
Durante l’intervallo, alle medie, avevo un paio di amiche che mi stavano vicine. In classe però ce n’era una che mi faceva star male, mi diceva “sei una zingara, puzzi”.
Ricordo il nome soltanto di due o tre compagne di classe, ma non le incontro mai.

Alle feste di compleanno non sono stata mai invitata. Al campo è venuto a trovarmi una volta un compagno per portare un paio di sandali.
Un ‘insegnante mi aiutava a studiare ogni tanto, un paio di volte la settimana, fuori dalla classe. Io uscivo volentieri, e con lei preparavo le interrogazioni.

Io ora so leggere bene tutto, il maiuscolo e il minuscolo, stampatello e corsivo. La matematica invece…..Infatti le materie che preferivo erano italiano e spagnolo.
Avevo il diario ma non facevo nessun compito. Lo usavo solo per gli avvisi.
Lo zaino lo tenevo all’attaccapanni in un posto dove i miei fratelli minori non potevano arrivare.
A casa non parlavo mai della scuola. Solo alla mia sorella minore, che andava anche lei a scuola, raccontavo qualcosa delle offese che mi facevano. Lei mi ascoltava volentieri e mi faceva coraggio.

I miei genitori andavano a parlare con gli insegnanti quando li chiamavano perché facevo troppe assenze.
Quando ho fatto l’esame di terza, avevo preparato Primo Levi. Ricordo la poesia “Se questo è un uomo”. All’esame tremavo dalla paura a vedere tutti i professori davanti a me.

Ricordo che tutti i professori, quando c’era un compito difficile, mi aiutavano. E poi, quando spiegavano a me sola le cose, io li capivo.

Foto di Comune-info