REYN ITALIA
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Un training di Advocacy con REYN Bulgaria

Foto di ISSA – International Step by Step Association

Una delegazione della nostra area advocacy Reyn Italia ha preso parte al training Trust for Social Achievement (TSA) organizzato da Reyn Bulgaria e che si è tenuto a Sofia il 16,17 e il 18 maggio scorsi.
Si è trattato di un incontro internazionale tra i vari gruppi della Rete provenienti da diversi paesi europei per confrontarsi – attraverso il case study della Bulgaria – sulle azioni da implementare per creare un fronte comune e internazionale di advocacy.

Perché la Bulgaria? Lo situazione attuale e le azioni in campo

Nella città di Sofia insiste uno degli insediamenti monoetnici per soli rom più grandi d’Europa, Fakulteta, in cui risiede un numero stimato di persone incluso tra le 25 mila e le 50 mila unità.

Durante gli incontri si è approfondita la situazione delle mamme e dei bambini, aprendo un confronto sui mezzi e gli strumenti con cui fare fronte alla condizione attuale e delineando possibili scenari futuri. Durante il meeting si è inoltre presentato il progetto Nurse-Family Partnership, che porta un aiuto diretto alle madri durante la gravidanza per diminuire sensibilmente il rischio che si presentino malattie dopo la nascita. Il progetto lavora inoltre concretamente per faciltare il raggiungimento di un’autosufficienza economica dei genitori.

L’importanza di un’educazione di qualità

I partner internazionali della Rete Reyn – Open Society  Society Foundations (OSF) e la International Step by Step Association (ISSA) – hanno inoltre rinnovato il proprio impegno e la necessità di insistere per garantire l’accesso a un sistema educativo di qualità per tutti i bambini e le bambine rom all’interno di ogni singolo Paese e a livello internazionale. Solo così potremo assicurarci che non esistano mai più generazioni dimenticate!

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#ConfiniAlCentro presenta la Strategia contro la povertà a Lorenzo Fioramonti

La tre giorni di #ConfiniAlCentro si è conclusa oggi a Roma con la presentazione di un documento strategico per il contrasto alla povertà urbana in Italia. Il Comitato Scientifico della Convention al deputato Lorenzo Fioramonti: «chiediamo che i punti programmatici enunciati oggi vengano inseriti nel contratto di governo».

Roma, 13 maggio 2018#ConfiniAlCentro è giunto oggi al termine. Tre intensi giorni di confronto, dibattito e formazione con più di 100 partecipanti e oltre 30 relatori da tutta Italia, si sono conclusi con la presentazione di un documento programmatico per il contrasto alla povertà urbana in Italia: “Strategia nazionale di contrasto alla povertà”.

La presentazione della Strategia a Lorenzo Fioramonti

Il testo è stato presentato e consegnato al deputato On.le Lorenzo Fioramonti, esponente del Movimento 5 stelle. Mentre in questi giorni proseguono le trattative per la formazione del nuovo governo, è stata espressa oggi la richiesta di includere all’interno del contratto di governo punti e obiettivi elencati nel documento affinché diventino nuove linee guida programmatiche all’attenzione dei decisori politici che si apprestano a governare il nostro Paese.

I tavoli di lavoro e la situazione in Italia

Educazione, abitare, povertà estreme e media. Sono questi i quattro i tavoli tematici su cui hanno lavorato in questi tre giorni professionisti, studiosi e esperti da tutta Italia e da cui il Comitato Scientifico di #ConfiniAlCentro ha estrapolato il documento strategico conclusivo.

In Italia non esistono misure sufficienti di protezione dal rischio di povertà, le politiche di contrasto sono state fino ad oggi sporadiche o sperimentali e anche il REI (Reddito di Inclusione), introdotto dall’ultima legislatura, non può essere considerata una strategia sufficiente. A farne le spese sono soprattutto i minori, le famiglie con tanti figli a carico e le aree più depresse del Paese, specialmente il Mezzogiorno. Interventi seri finalizzati a un cambiamento vanno concentrati sull’infanzia, perché essere bambini poveri porta uno svantaggio maggiore. La deprivazione vissuta durante l’infanzia ha un impatto sulla vita dell’individuo più profondo e duraturo, per questo anche la “Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” deve marcare il passo delle politiche pubbliche se si vuole aggredire seriamente i problemi strutturali della povertà urbana.

Cosa chiede la Strategia elaborata da #ConfiniAlCentro

«Chiediamo con fermezza di abbandonare ogni scorciatoia in termini emergenziali e di non cadere nella trappola di politiche estemporanee nei confronti di presunte emergenze. Nel nostro Paese, la situazione grave di povertà familiare, il cumulo di svantaggi verso i bambini e le nuove generazioni, la concentrazione di povertà in specifici quartieri marginali e l’assenza di misure per favorire la de-segregazione, non sono un fenomeno che possa essere aggredito con misure estemporanee o una tantum, né con interventi di presunta “temporaneità” come nel caso delle brutte esperienze dei campi nomadi/rom o dei “residence”». Lo ha enunciato con forza durante la presentazione dei punti programmatici del documento Tommaso Vitale, rappresentante di Associazione 21 luglio, membro del Comitato Scientifico della Convention #ConfiniAlCentro e professore dell’Università Sciences Po di Parigi.

La risposta di Lorenzo Fioramonti

«Quello che avete detto oggi mi trova pienamente d’accordo e mi impegnerò a portare nell’agenda politica queste questioni – ha dichiarato il deputato Lorenzo Fioramonti – credo che siano necessarie misure che affrontino questi temi con un duplice approccio: uno strutturale che aggredisca il problema alla radice promuovendo il cambiamento sul lungo periodo, e un altro che agisca nell’immediato e che sia in grado di mostrare da subito segnali di miglioramento».

Un auspicio per il futuro

#ConfiniAlCentro si è conclusa dunque con la richiesta e l’auspicio di aprire una nuova stagione, prevedendo la redazione di una “Strategia nazionale di contrasto alla povertà” in favore delle aree più povere e segregate delle città italiane. Deve essere una Strategia vera, che non sia composta solo di parole chiave e obiettivi morali, ma sia vincolante, contenga impegni di spesa, tempi certi, finanziamenti sicuri e adeguati, vincoli all’azione dei diversi livelli di governo, sanzioni per le inadempienze, obiettivi misurabili e verificabili, criteri di metodo per l’implementazione, e relative valutazioni di impatto. Deve essere una Strategia che guidi l’azione verso un cambiamento reale e con un impatto verificabile sulla vita e le opportunità delle persone. Non può essere una sola dichiarazione di intenti.

La responsabilità dei dati

Roma Week

Questo mese, REYN ha preso parte al EU Roma Week a Bruxelles.

Giovani rom da tutta Europa hanno dato voce, davanti agli occhi dei rappresentanti della Commissione Europea, del Parlamento Europeo e degli Stati Membri, alle preoccupazioni e alle speranze delle proprie comunità.
Sappiamo che i dati, oggi, sono allarmanti: è alto il numero dei minori rom che non accede a servizi per la prima infanzia di qualità, il numero di famiglie che non ha accesso all’acqua corrente e a servizi igienici basilari, la percentuale di coloro che vivono al di fuori del mercato del lavoro formale.
Eppure sono questi stessi dati a dirci che un passo in avanti si sta facendo.

Perché questi dati fanno sperare

Sappiamo che le famiglie rom non hanno l’assicurazione medica perché così riportato dai mediatori che lavorano con loro. Abbiamo scoperto i problemi dei giovani rom, perché esistono ragazzi rom in grado di denunciare le istanze dei loro coetanei. I dati negativi che vengono generalmente citati ci portano a dimenticare che i progressi esistono e che gli investimenti di risorse e di energie possono servire a qualcosa. Qual è il messaggio che però arriva alle fondazioni private, alle istituzioni e ai governi europei quando comunichiamo che i progressi non esistono?

L’immagine che i dati creano dei rom

È necessario fare attenzione a ciò che comunichiamo, perché la nostra comunicazione contribuisce a creare un’immagine specifica dei rom.
Al giorno d’oggi l’etnia rom è associata a uno stato di necessità e di bisogno di assistenza. Non dimentichiamoci però di coloro che invece ce l’hanno fatta, che non hanno bisogno di aiuti e che, anzi, sono pronti a sostenerci.
(Testo liberamente tradotto dal sito REYN)

Il Global Teacher Prize e le insegnanti di frontiera

Global Teacher Prize.
Quando, anni fa, Andria Zafirakou ha varcato la soglia della Alperton Community College non immaginava che un giorno il suo lavoro l’avrebbe portata a Dubai, per la premiazione del prestigioso Global Teacher Prize 2018.

Il Global Teacher Prize, il nobel degli insegnanti, è promosso dalla Varkey Foundation e ha l’obiettivo di ricordare al mondo l’importanza di non lasciare nessun studente indietro, di contrastare la povertà educativa, di rendere l’istruzione effettivamente inclusiva.
Il premio consiste in un milione di dollari da spendere in progetti scolastici e ben 50 erano i docenti a contendersi il Global Teacher Prize, scelti tra più di 40.000 candidati di 173 paesi.

Andria Zafirakou, londinese dal cuore greco, insegna nel quartiere di Brent, nell’estrema periferia di Londra, in una delle scuole più complesse del paese: l’istituto è un mosaico di etnie e lingue, un bacino di reclutamento per le bande criminali della zona, ed è frequentato da ragazzi socialmente svantaggiati.

Per questo motivo, il lavoro di Andria non si esaurisce in classe.
Oltre ad insegnare arte e arti tessili, la vincitrice del Global Teacher Prize accompagna personalmente i suoi allievi alla fermata del bus, munita di walkie-talkie e in raccordo con la polizia locale, per evitare che vengano presi di mira dalle gang del post e per segnalare alle autorità eventuali reclutatori.

Tra i candidati al Global Teacher Prize c’era anche una docente italiana: la Professoressa Lorella Carimali, insegnante di matematica, 55 anni, milanese. Secondo la prof., il futuro si costruisce assieme, non da soli: l’ha imparato da piccola, quando con la sua famiglia abitava nelle case di ringhiera del quartiere Stadera, dividendo il bagno sul ballatoio con altre famiglie.

«Quando dividi qualcosa di così intimo come il bagno con qualcuno, l’estraneo non è più una persona di cui aver paura ma un amico, una risorsa. E è questo il mio atteggiamento verso il mondo».

Lorella Carminali, ha rinunciato ad offerte di lavoro nel privato per scegliere la scuola pubblica e mettere la sua passione al servizio della comunità.
Oggi guadagna molto meno di quanto avrebbe potuto, ma la gratitudine degli studenti e la percezione di generare un cambiamento a partire dalle sue lezioni, valgono più di ogni altra cosa.

Confini al Centro: Convention sulla povertà urbana dal 11 al 13 maggio

confini al centro
Associazione 21 luglio, in partenariato con l’Università “Tor Vergata” di Roma e la Rete Reyn Italia, promuove una Convention di 3 giorni per confrontarsi e raccogliere contributi attivi sul tema della povertà urbana. Un importante momento di incontro e confronto anche per i membri della Rete Reyn con esperti provenienti da tutta Italia.

La Convention si terrà a Roma dal 11 al 13 maggio 2018 presso l’Auditorium “Ennio Morricone” Università di Roma “Tor Vergata”

L’Italia del post elezioni si presenta come un Paese fragile, segnato dalla diseguaglianza, dove la povertà è la caratteristica endemica delle città che incide più sulle bambine e i bambini che su ogni altra classe di età. Ci troviamo di fronte ad una “urbanizzazione della povertà” dove la segregazione sociale si declina in diverse forme: quartieri per ceti benestanti; spazi periferici popolati da gruppi a minore reddito; aree omogenee per lingua e religione; “campi nomadi”; “baraccopoli” che accolgono gli immigrati, iper-ghetti popolati da lavoratori stagionali, centri di accoglienza per richiedenti asilo. Ogni anno importanti quote della popolazione finiscono per intraprendere traiettorie di impoverimento.

Obiettivo della Convention “CONFINI AL CENTRO” è quello di analizzare le cause e gli effetti delle diverse forme di povertà urbana presente nei CONFINI delle nostre città al fine di promuovere linee di orientamento in grado di offrire soluzioni realmente efficaci che pongano al CENTRO l’individuo, i diritti umani fondamentali e la lotta ad ogni forma disuguaglianza e discriminazione.

Attenzione particolare verrà data all’educazione e all’infanzia alle quali sono dedicati due gruppi di lavoro specifici relativi all’educare in periferia e alla lotta della povertà educativa.

La Convention è a numero chiuso e l’iscrizione è obbligatoria fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Per le iscrizioni clicca qui.

Per ulteriori informazioni: confinialcentro.com

KRAEEYN, ovvero buone pratiche educative dal Kosovo

I quattro membri della rete KREEYN Kosovo

La due giorni di interscambio con i professionisti della rete KREEYN (Reyn Kosovo) – cui hanno preso parte membri e il Kosova Education Center di Prishtina (ONG che si occupa di formazione e attività con bambini della scuola primaria e secondaria, diritti umani e advocacy), Save the Children Kosovo, il Balkan Sunflower Kosovo e il Nevo Koncepti – si è conclusa con successo.

Dopo una prima full immersion nella realtà romana, durante la quale gli ospiti sono venuti in contatto con la realtà di alcune famiglie rom in emergenza abitativa e segregazione ma anche con progetti educativi inclusivi e di successo, nella seconda giornata si è svolto un incontro aperto grazie al quale i partecipanti si sono potuti cimentare in un confronto tra buone pratiche educative tra Kosovo e Italia.

Il dibattito si è aperto con una premessa essenziale, quella di non generalizzare né pensare per stereotipi. È cioè importante condividere informazioni e azioni di successo da rivolgere alla prima infanzia rom, non in quanto rom ma in quanto minori che vivono in condizioni di disagio abitativo e povertà educativa. Passate in rassegna le principali problematiche riscontrate tra gli alunni che vivono nelle baraccopoli italiane (quali il ritardo delle competenze scolastiche accumulato negli anni, le competenze linguistiche, la mancanza di un setting adeguato per lo studio, il senso di esclusione provato in classe dai bambini e l’assenza di motivazione o aspettative da parte degli insegnanti), si è passati all’approfondimento degli elementi comuni tra quelle che sono invece considerate buone pratiche.

Secondo l’analisi di Associazione 21 luglio è possibile conseguire buoni risultati quando si lavora su tre livelli fondamentali: 1. le aspirazioni del bambino; 2. la motivazione e la partecipazione dei genitori; 3. La motivazione degli insegnanti (cambia radicalmente se si dimostra che il bambino è seguito).

Gli interventi del progetto implementato dalla rete kosovara dedicata alla prima infanzia rom (KRAEEYN) sono mirati all’implementazione dell’accesso all’educazione di minori rom, ashkali ed egiziani. Nella testimonianza degli operatori kosovari, l’assenza di una raccolta organica di dati è sentita come un ostacolo preliminare nella valutazione corretta dell’accesso ai servizi delle diverse comunità. Per quanto riguarda l’istruzione, ad esempio, il ministero non ha dati complessivi ma solo quelli parziali su quanti frequentano (uno degli obiettivi del Kosova Education Center è proprio quello di fornire maggiori informazioni sui minori che restano fuori dal circuito scolastico), principalmente perché nelle zone rurali le statistiche non arrivano.

Se tra queste comunità, molte famiglie vivono in condizioni di disagio, specialmente al di fuori delle aree urbane, non esiste alcun tipo di ghettizzazione etnica. Non vengono effettuati censimenti etnici e, nell’accesso ai servizi, si tende piuttosto ad indicare la nazionalità di appartenenza (albanese, turca, serba o kosovara).

Tra diversità e similitudini, l’interessante interscambio con il Kosovo si è concluso con l’intervento di Driton Berisha alla John Cabot University sul fenomeno dei matrimoni precoci e l’impegno attivo per contrastarlo.

Interscambio Reyn: il 7 febbraio una giornata di confronto con professionisti dal Kosovo

 

Continua il nostro percorso di confronto internazionale sulle pratiche educative rivolte all’infanzia rom.

Questa volta invitiamo a partecipare ad una mezza giornata di interscambio con una delegazione proveniente dal Kosovo guidata da Driton Berisha Coordinatore di Progetto presso il Kosova Education Center ONG impegnata nella nella formazione agli insegnanti sui seguenti assi:

1) Qualità del processo Educativo,
2) Diritti Umani,
3) Partecipazione e Networking nell’implementazione delle politiche,
4) Ricerca nell’Educazione.

Insieme a loro avremo la possibilità di confrontarci sulla condizione dell’infanzia rom in Italia e in Kosovo e sulle pratiche educative sperimentate nei due Paesi per aumentare l’inclusione scolastica dei minori rom.

La giornata si terrà il 7 febbraio 2018 a Roma presso il CESV in Via Liberiana, 17 a partire dalle ore 9,00.

La partecipazione è gratuita e l’iscrizione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per prenotarsi o per ricevere informazioni aggiuntive è sufficiente scrivere a reynitalia@21luglio.org

Vi aspettiamo!

L’ultima tappa di Emma: l’esperienza al MOCI di Cosenza

Prosegue il percorso di Emma fra le pratiche educative innovative in Italia. In questa ultima tappa ci parla della sua esperienza presso l’ONG MOCI di Cosenza.

Eccoci per l’ultima tappa! Questa volta è a Cosenza nel sud dell’Italia presso la ONG MOCI (Movimento Cooperazione Internazionale). L’organizzazione promuove attività di cooperazione e sviluppo in Italia e all’estero. Sul territorio italiano ha tre sedi: Reggio Calabria, Cosenza e Milano.

A Cosenza il MOCI opera nei pressi del centro città e ha iniziato le proprie attività con i minori rom provenienti dalla Romania residenti nella baraccopoli di Cosenza, sgomberata nel 2011. Attualmente rivolge le proprie azioni a minori italiani e stranieri in condizione di disagio economico e/o sociale. L’associazione offre diversi servizi: accompagnamento scolastico, doposcuola e corsi di italiano per stranieri a giorni alterni. Il doposcuola è aperto tre volte alla settimana: il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 15:30 alle 18:00.

Al momento il doposcuola conta 21 iscritti dei quali 12/13 frequentano tutti i giorni con continuità. Tra gli utenti, soprattutto minori provenienti dalla scuola primaria e secondaria di primo grado.
Il doposcuola è aperto dalle 15 fino alle 17. Al termine della giornata dopo due ore intense di attività molti bambini si fermano per fare merenda e per giocare insieme.
Le attività vengono portate avanti da instancabili volontari. Fra di essi ci sono maestre e mastri in pensione e giovani universitari che mettono a disposizione il loro tempo e le loro competenze per portare avanti le attività dell’associazione.

È stato sorprendente vedere con quanto entusiasmo i bambini e le bambine vengono per fare i compiti a casa! Mi sono sembrati tutti incredibilmente volenterosi allo studio e attenti!
La forza del progetto promosso dal MOCI risiede nel metodo volto a responsabilizzare il minore rispetto al proprio percorso educativo. L’organizzazione infatti stabilisce un contatto diretto con i partecipanti alle attività creando con ciascuno di essi un patto rispetto al loro percorso educativo. Il patto che si firma ha 4 regole da rispettare e indubbiamente li aiuta ad orientarsi all’interno del percorso educativo. Un altro sistema di incentivi sviluppato dall’associazione è quello degli “smile”. Ogni partecipante alle attività accumula degli smile in base alla propria condotta che gli permette di avere delle “promozioni” alla fine del mese.

Il metodo seguito dall’associazione mi sembra innovativo ed efficace e proverò a promuoverlo e ad applicarlo nel contesto in cui opero. L’esperienza al MOCI mi ha dato modo di confrontarmi con una nuova e interessante modalità di promuovere l’inclusione dei bambini che vivono in contesti difficili ma mi ha anche di vedere come la volontà di ogni singolo può contribuire in maniera decisiva a costruire una comunità più equa ed inclusiva.

Reyn Italia scrive all’Assessora Donazzan: no all’antiziganismo, puntare sulle buone pratiche

In seguito alle dichiarazioni dell’Assessora Regionale Elena Donazzan («Se si vuole avere qualche speranza che vengano educati, bisogna togliere i bambini dagli 0 ai 6 anni ai genitori rom e sinti») la rete REYN Italia ha scritto e inviato una lettera alla rappresentante istituzionale. Di seguito la versione integrale del documento:

Gentile Assessora,

siamo una Rete nazionale formata da persone che lavorano a stretto contatto con le comunità rom nel campo dello sviluppo nella prima infanzia. Abbiamo seguito attoniti le sue affermazioni relative all’educazione dei figli dei rom e dei sinti che sono state riportate da diversi quotidiani – iIl Giornale di Vicenza, la Repubblica, Il Mattino di Padova, Il Giornale – e che lei stessa ha postato sulla sua pagina Facebook invitando “a togliere il velo dell’ipocrisia” e ad “usare il buonsenso”. Nel suo post sui social lei sembra confermare quella che ritiene possa essere una proposta applicabile, ovvero quella di “togliere i bambini dagli 0 ai 6 anni ai genitori rom e sinti”, affermando successivamente che “se un italiano si comportasse così con i propri figli, un assistente sociale glieli toglierebbe subito”.

A questo proposito, ci preme informarla che in Italia il 60% della popolazione rom e sinti è di cittadinanza italiana e solo 1 rom su 5 in Italia vive in emergenza abitativa, in condizione di esclusione sociale e precarietà economica.

Le sue affermazioni, oltre ad apparire pericolose, risultano palesemente discriminatorie e contrarie ai principi fondamentali sanciti dalla Costituzione.
La sottrazione di un figlio dalla propria famiglia rappresenta un provvedimento estremo che viene preso dall’autorità giudiziaria nei confronti di un soggetto con manifesta incapacità genitoriale, che non deve avvenire mai per motivi economici e comunque sempre applicato a situazioni individuali, nel maggiore interesse del minore. Peraltro l’allontanamento rappresenta sempre e comunque un evento doloroso per il bambino e per la famiglia, per cui va sempre ponderato. Si tratta di un provvedimento che riguarda indistintamente cittadini italiani e stranieri, rom e sinti compresi, in base alle valutazioni delle autorità giudiziarie, per cui è già una legge uguale per tutti.

Dalle sue dichiarazioni sembra che lei invece auspicherebbe una norma che permetta indiscriminatamente di togliere i bambini nella fascia 0-6 ai genitori rom e sinti in quanto intrinsecamente incapaci di educare i propri figli. Tale affermazione, oltre a stridere con i principi costituzionali, ci proietta in un passato non troppo lontano quando, in diversi Paesi europei, la sottrazione dei minori rom rappresentava il principale strumento per lottare contro quella che veniva definita la “piaga zingara”.

Ci preme ricordarle come il suo ruolo istituzionale le impone il preciso mandato di adoperarsi per rimuovere gli ostacoli che negano il pieno raggiungimento del diritto all’istruzione di tutti i bambini e i ragazzi, con particolare attenzione a chi i mezzi non li ha o vive in situazione di disagio socio-economico. Una vasta letteratura scientifica e numerose esperienze dimostrano come il denaro investito in politiche educative nell’età 0-6 anni, soprattutto per le fasce economicamente e socialmente più deboli, è vantaggioso sia in termini di risultati educativi e sociali che anche in termini meramente economici.

Il nostro Paese non ha bisogno di affermazioni sensazionalistiche e utili solo a incrementare un pericoloso antiziganismo.

Se ha intenzione di affrontare in modo serio e rigoroso il problema dell’infanzia che vive in condizione di precarietà economica e segregazione abitativa, di azioni utili se ne possono fare parecchie, iniziando da percorsi educativi inclusivi e di qualità per tutti che nell’esperienza internazionale della nostra Rete sono il risultato di azioni volte a rafforzare il coinvolgimento delle famiglie nei percorsi di studio dei bambini in condizioni di fragilità, a promuovere interventi educativi e strategie didattiche personalizzate e motivanti, avvalersi di personale specializzato nella mediazione culturale e educativa, sostenere le scuole perché possano attivare percorsi extrascolastici e non-formali per sostenere i bambini che hanno maggiore difficoltà nell’apprendimento.

Siamo in grado di fornirle molteplici esempi di esperienze virtuose ed efficaci consolidate in diverse città italiane, per questo restiamo a disposizione per un incontro che ci auguriamo voglia accordarci.

Le auguriamo una più approfondita riflessione sul tema,
e buon lavoro,

REYN Italia (Romani Early Years Network – Rete per la Prima Infanzia Rom)
https://reynitaliablog.wordpress.com/

Pubblicato il terzo rapporto CRC sull’infanzia e l’adolescenza in Italia

È stato pubblicato oggi il terzo rapporto CRC sulla condizione dell’infanzia in Italia (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza), 11 capitoli cui hanno contribuito 144 operatori delle 96 associazioni che costituiscono il gruppo CRC. In particolare il gruppo di advocacy REYN Italia e Associazione 21 luglio hanno contribuito per il capitolo dedicato all’infanzia rom in Italia.

Rapporto Supplementare CRC

I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.

3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, anno 2016-2017
6 dicembre 2017

In occasione dell’esame dell’Italia del prossimo anno presso il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza le 96 associazioni del Gruppo CRC pubblicano il 3° Rapporto Supplementare di monitoraggio dell’attuazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) in Italia e dei suoi Protocolli Opzionali. Il rapporto con 157 raccomandazioni si rivolge a rappresentanti del Governo, agli Enti Locali, nonché ai parlamentari auspicando che ogni istituzione possa, nel proprio ambito di intervento, adoperarsi al fine di risolverle e di migliorare le politiche per l’infanzia e l’adolescenza in Italia.

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