REYN ITALIA

Diventare grandi. Lo sviluppo del bambino nei primi anni di vita

“Si diventa uomini attraverso altri uomini”, secondo un proverbio africano, e per diventare grandi lo sviluppo del bambino passa attraverso numerose fasi, fatte di piccoli e grandi progressi. Saperli riconoscere è molto importante per un genitore, perché il suo contributo può essere fondamentale per lo stimolo delle attività in cui si cimentano i bambini nei primi anni di vita. Non soltanto iniziare a parlare o a camminare, tutto il mondo è una scoperta e una conquista. Iniziare a stare eretto sulla schiena, imparare ad afferrare gli oggetti, fare “ciao” con le mano e migliorare l’equilibrio: ogni gesto in più può essere un segnale di ulteriore crescita.

Qui una breve sintesi delle varie fasi evolutive, un’agile guida che potrete usare per osservare con maggiore consapevolezza i vostri bambini.

Salute e primo soccorso dell’età infantile

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Un’esercitazione pratica di primo soccorso durante la lezione.

Lunedì 30 gennaio si è svolto il corso di formazione per il primo soccorso in età infantile tenuto dall’ostetrica dr.ssa Flavia Splendore.
L’incontro è stato molto partecipato, sia dalle mamme sia dai papà, e ha portato all’acquisizione delle competenze di base per la prevenzione e la gestione di incidenti nell’età della prima infanzia, dalla sicurezza durante il sonno alla sicurezza in strada: come evitare la sindrome della morte in culla? Come garantire la massima sicurezza al bambino durante il trasporto in automobile? Piccoli gesti quotidiani possono migliorare sensibilmente la salute dei bambini.

Oltre alla cura dei minori, la dottoressa ha fornito alcune preziose informazioni anche per la salute della donna, a chi rivolgersi e come chiedere una consulenza gratuita.

Qui e qui tutte le dispense usate durante l’incontro di formazione.

Il premio CILD a genitori e insegnanti della scuola Randaccio di Roma

Premio CILD

La coalizione Italiana per i diritti e le libertà civili (CILD) ha svolto anche quest’anno la cerimonia di premiazione degli “eroi dei diritti umani” e ha premiato, per la voce collettiva, un gruppo di genitori e insegnanti della scuola elementare Randaccio (Casalbertone) che si erano opposti lo scorso maggio allo sgombero forzato dell’insediamento informale di via Mirri a Roma. L’azione aveva portato alla drammatica interruzione del percorso scolastico di moltissimi minori che vivevano lì e la voce della scuola Randaccio, frequentata da alcuni di questi bambini, era stata una delle poche a levarsi contro la decisione del Comune di Roma. Genitori e insegnanti avevano scritto una lettera aperta alle autorità dove si rivendicava il ruolo centrale della scuola come “luogo principale in cui attivare politiche di inclusione sociale”.

Il premio CILD intende riconoscere e valorizzare l’impegno di quanti si sono spesi per la promozione e tutela dei diritti umani e per la protezione delle libertà civili, perché “le libertà degli altri sono anche i tuoi diritti”.

Investire nella prima infanzia: esempi e buone pratiche in Europa

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Nella foto, il tavolo del convegno “Figli delle baraccopoli. Restituire il sogno perduto”, che si è tenuto il 21 novembre 2016 nella Sala della Protomoteca del Campidoglio per celebrare la Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Cosa significa investire sulla prima infanzia? Fornire servizi di qualità al bambino è fondamentale ma è importante e necessario coinvolgere gli adulti che si prendono cura del bambino mettendo al centro le interazioni sia con i genitori sia con gli operatori che lavorano con il bambino.

Non tenere in considerazione l’importanza di interventi strutturali per la cura adeguata del bambino può portare a pagare un costo molto alto in futuro. Per questo è importante valorizzare gli esempi che funzionano.

Durante il convegno REYN che si è tenuto il 21 novembre nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, Mihaela Ionescu responsabile progetto ISSA (International Step by Step Association), ha illustrato l’importanza della qualità degli interventi e gli esempi europei meritevoli di replica.

Ecco le slide della sua relazione: L’educazione e la cura dell’infanzia – uno sguardo sulle politiche e pratiche europee.

REYN Italia, nasce il Comitato Scientifico nazionale

Comitato Scientifico REYN Italia

Nella foto, il Comitato Scientifico di REYN Italia a lavoro durante la due giorni di incontri che si è tenuta a Roma il 20 e 21 novembre scorsi.

Associazione 21 Luglio, che coordina la rete REYN Italia (Romani Early Years Network – Rete per la prima infanzia rom) per promuovere servizi e strumenti operativi di qualità a tutela dei diritti dell’infanzia rom in Italia, presenta il Comitato Scientifico nazionale.
Il Comitato nasce – spiega Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – come “cantiere aperto” al territorio: è simbolica la scelta di collocare la sede presso il Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca a Roma, una struttura acquisita dall’organizzazione insieme a Associazione Culturale Psicoanalisi Contro – Compagnia Teatrale Sandro Gindro e Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
Diverse le competenze messe in campo: ricercatori, pedagogisti, antropologi, formatori, docenti, operatori sociali. Tutti insieme con lo scopo di fare rete e riflettere sui percorsi possibili per restituire l’infanzia perduta ai minori rom.

Si stima che la popolazione di rom e sinti in Italia sia di circa 180 mila unità, che rappresenta lo 0,25% della popolazione totale. Tra questi, sono circa 20 mila i bambini rom presenti in Italia che si trovano in emergenza abitativa e educativa, un numero molto basso rispetto al totale dei minori, per il quale si potrebbe facilmente agire affrontando il problema e risolvendolo. Eppure ancora oggi questi minori vivono in baraccopoli fatiscenti.

La Direttrice del programma ISSA (International Step by Step Association), Mihaela Ionescu, spiega che la Rete Reyn (finanziata dalla Open Society Foundation) è già presente in nove paesi europei, tra cui Belgio, Croazia, Ungheria, Irlanda, Kosovo, Serbia, Slovacchia, Slovenia e si va estendendo anche in altri, con lo scopo di coinvolgere professionisti rom e non rom per co-costruire il sapere e garantire i diritti ai bambini rom offrendo un sostegno sociale, formativo e di advocacy ai professionisti del settore che sono a contatto con la realtà romanì.

Il 20 e 21 novembre scorsi si è tenuta a Roma una due giorni di incontro per iniziare ad approfondire i contesti territoriali e a delineare un quadro nazionale. La Rete ha un’identità ben definita e lo scopo di raggiungere gli obiettivi prefissati in termini reali. Il presidente del Comitato Scientifico, lo psicologo Alessandro Petronio, ha coordinato i lavori. “Crederci/believe it” è il suggerimento proposto all’inizio delle sessioni, per restituire a tutti i minori esclusi la possibilità di sognare la speranza di un arcobaleno di colori nella vita: per omofonia il termine Reyn rimanda a “rain(bow)”, per sottolineare l’urgenza di restituire ai minori rom la dimensione del sogno. Dopo una descrizione delle realtà vissute nelle diverse aree italiane, i membri del Comitato Scientifico hanno analizzato le diverse aree tematiche con le prospettive possibili: condizioni socio-abitative, scolastiche, istituzionali, formazione, genitorialità, politiche, buone prassi.

Nei lavori della seconda giornata, presso la sede di Associazione 21 luglio, sono stati definiti il focus di intervento, il target e gli obiettivi della Rete.
– Fascia di età in esame per il 2016-2017: anni 3-7;
– obiettivo: mappatura del territorio nazionale e azioni di intervento in alcune scuole del territorio nazionale;
– quattro aree di intervento scelte: una al nord, due al centro e una al sud Italia.

A conclusione della due giorni il Comitato Scientifico suggella l’avvio di un lavoro di rete nazionale per raggiungere il benessere dei bambini rom esclusi e per restituire loro l’infanzia perduta.

Articolo di Cinzia Sgreccia

Giornata dell’infanzia: il 21 novembre il Convegno in Campidoglio

Giornata internazionale infanzia

INVITO

Lunedì 21 novembre ore 17,30
Sala della Protomoteca
Piazza del Campidoglio – Roma

In occasione della Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Associazione 21 luglio – con il patrocinio della Presidenza dell’Assemblea Capitolina – organizza il Convegno “Figli delle baraccopoli. Restituire il sogno perduto“, durante il quale interverranno rappresentanti delle istituzioni e esperti nazionali e internazionali. In questa giornata verrà presentato il report “Uscire per sognare. L’infanzia rom in emergenza abitativa a Roma”, per fare il punto sulla condizione dei minori della Capitale che ancora vivono nelle baraccopoli.

Durante il Convegno verrà distribuita ai partecipanti copia gratuita del rapporto.

PROGRAMMA:

Marcello De Vito, Presidente dell’Assemblea Capitolina
Laura Baldassarre, Assessora alle Persone, Scuola e Comunità solidale
Saluti Istituzionali

Carlo Stasolla, Presidente Associazione 21 luglio
Presentazione del report “Uscire per sognare”

Daniela Piazzalunga, Ricercatrice di economia FBK-IRVAPP (Trento)
Chi ben comincia è a metà dell’opera. L’importanza di investire nella prima infanzia

Mihaela Ionescu, direttrice programma ISSA (Olanda)
Uno sguardo sulle politiche e pratiche europee

INTERVERRANNO:

Manuela Serra, Senatrice membro della Commissione Permanente Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport

Maria Agnese Catini, Commissione Permanente V – Politiche Sociali e della Salute di Roma Capitale

Simona Ficcardi, Consigliera dell’Assemblea Capitolina, Vicepresidente della Commissione Capitolina Patrimonio, Politiche Abitative e Progetti speciali

Modera: Giuliano Santoro, giornalista

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Per maggiori informazioni:

Elena Risi
Ufficio stampa e Comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611
Email: stampa@21luglio.org
www.21luglio.org

ISSA, Vilnius 2016: Dzemila e Francesca raccontano la loro esperienza

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Dzemila Salkanovic e Francesca Colombo, rappresentanti di Associazione 21 luglio –  organizzazione membro di ISSA – hanno condiviso le proprie riflessioni su cosa ha significato per loro la partecipazione alla conferenza ISSA 2016 che si è tenuta a Vilnius dall’11 al 13 ottobre.

DZEMILA SALKANOVIC

La conferenza di ISSA è stata un’esperienza di grande arricchimento per me. È stato straordinario vedere tante persone partecipare ai convegni provenienti da ogni parte del mondo, da contesti completamente differenti ma tutti pronti a condividere lo stesso obiettivo: il benessere dei minori. È stato molto importante incontrarci, stare insieme e lavorare per uno scopo comune, imparare e condividere qualcosa (conoscenze teoriche o pratiche) con altri professionisti del settore.
C’erano così tanti incontri interessanti che ho trovato difficile scegliere quali seguire. Avrei voluto partecipare ad ogni singolo workshop perché i temi erano tutti fondamentali. Anche se parlo un’altra lingua e non conosco l’inglese, sono rimasta colpita dalla passione e dalla motivazione che ho visto negli occhi e nei gesti dei partecipanti.
Il documentario “The beginning of life” è stato potente ed emozionante: guardare quelle immagini mi ha toccato nel profondo non solo come operatrice ma anche come madre.

L’organizzazione della conferenza è stata semplicemente perfetta. Le persone si sono sentite benvenute e a proprio agio. ISSA è stata capace di creare un’atmosfera accogliente così che ognuno potesse dedicarsi completamente all’apprendimento di informazioni e conoscenze durante la conferenza. Eravamo quasi 300 persone provenienti da luoghi e culture diverse e la logistica non poteva essere più accurata. Mi sono sentita coccolata. L’unica cosa che rimpiango è di non avere avuto abbastanza tempo durante la pausa pranzo per confrontarmi con gli altri colleghi.

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FRANCESCA COLOMBO

Non appena sono arrivata all’hotel Radisson per partecipare alla cerimonia di apertura mi sono subito sentita a casa. Negli ultimi anni, ISSA è diventata per me come una “famiglia internazionale” con cui ho accresciuto le mie conoscenze e sono stata supportata da persone che detengono una grande esperienza e una forte motivazione.
La conferenza è stata assolutamente all’altezza delle mie aspettative: i relatori si sono dimostrati grandiosi e le sessioni erano tantissime, purtroppo alcune si accavallavano una con l’altra, ma tutte interessantissime. Avrei voluto avere la possibilità di assistere a tutte le presentazioni ma mi rendo conto che l’organizzazione non poteva essere differente.

L’applicazione creata per la conferenza è stata fantastica, anche se il mio telefono non la supportava e ho avuto meno occasione di interagire con gli altri partecipanti attraverso di essa. L’app ci ha dato la possibilità di essere parte di una comunità (virtuale e di lunga durata) mossa dagli stessi obiettivi e costantemente in contatto.
Sono stata davvero colpita dall’empatia e dall’entusiasmo delle persone. Mi è capitato di ascoltare un commento che esprime perfettamente quello che vorrrei condividere con voi: “i membri di ISSA non sono persone che aspettano che le cose accadano ma sono persone che costruiscono il proprio percorso” (citazione di Mehnaz Aziz). Questo è vero secondo me.

Tutte queste esperienze, idee e informazioni sulla prima infanzia condivise durante la conferenza non sono state preziose solo a livello professionale ma anche come madre di una bambina piccola. L’importanza dei primi 1000 giorni della vita di un bambino sono impresse a lettere maiuscole nella mia mente e spero di riuscire a dare il meglio di me per lo sviluppo del benessere del bambino sia nella vita professionale che in quella personale.

Traduzione libera da un articolo di ISSA.

Corso di formazione per la cura della prima infanzia

immagine-maniDiffondiamo la programmazione di uno dei primi corsi che si svolgerà all’interno dell’ex Fienile di Tor Bella Monaca, in via Largo Mengaroni, 25, Roma. La struttura è stata acquisita da Associazione 21 luglio, Associazione Culturale Psicoanalisi Contro – Compagnia Teatrale Sandro GindroUniversità degli Studi di Roma “Tor Vergata” .

Corso di formazione – ELEMENTI DI EDUCAZIONE E CURA PER LA PRIMA INFANZIA
Lavorare con i bambini piccoli e le loro famiglie in contesti di fragilità sociale.

Il corso di formazione è promosso dalla Cooperativa ABCittà, nell’ambito del progetto “Casa Sar San: Community Capacity Building for New Actors“.
Il corso è rivolto a 8 partecipanti, di cui almeno 5 di provenienza rom: ragazze e ragazzi dai 16 ai 24 anni, che abbiano frequentato e concluso almeno il biennio della scuola media superiore.
Il corso è articolato in 2 fasi: la prima da fine novembre 2016 a marzo 2017 è rivolta a tutti i partecipanti e prevede circa 3 incontri al mese, in orario pomeridiano, con sperimentazioni pratiche per un totale di 11 incontri di 4 ore ciascuno; la seconda da marzo 2017 a giugno 2017 è rivolta ai migliori 3 partecipanti di provenienza rom e prevede un tirocinio retribuito all’interno delle attività educative del progetto Casa Sar San a Roma.

Il corso promuove competenze per:

− Aiutare a dare risposta ai bisogni particolari di educazione e cura della prima infanzia in contesti urbani di fragilità sociale;
− Attivare risorse interne alle comunità locali di riferimento dei bambini.

Il corso, utilizzando modalità attive ed esperienziali, propone un percorso formativo rivolto a giovani appartenenti a contesti di fragilità sociale che promuove:

− Le competenze di base di educazione e cura di bambini piccoli (3-6 anni);
− L’accompagnamento delle famiglie in tali processi.

Il corso inoltre preparerà i giovani formandi ad operare come facilitatori in contesti educativi strutturati.

Le candidature per la partecipazione al corso devono avvenire attraverso presentazione di domanda via mail all’indirizzo simone.zamatei@abcitta.org, con oggetto: Casa Sar San_Elementi di educazione e cura_Nome Cognome.

Scarica QUI la descrizione approfondita del progetto e tutte le informazioni utili.

La condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia

infanzia romForniamo di seguito alcuni dati relativi alla condizione dell’infanzia rom in Italia. Le informazioni pubblicate sono a cura di Associazione 21 luglio ONLUS e sono state presentate e condivise durante un convegno REYN Italia.

UN PO’ DI NUMERI

Le stime disponibili parlano di 12 milioni di rom e sinti nel continente europeo, di cui circa 6 milioni nei paesi dell’Unione Europea. In Italia, dove non esistono dati certi, viene indicato un numero che oscilla tra 150.000 e 180.000 persone, pari a circa lo 0,25% della popolazione totale. Di questi, sempre rifacendosi alle stime, la metà possiede cittadinanza italiana, mentre circa il 60% ha meno di 18 anni. Il nomadismo non risulta essere lo stile di vita preponderante, dato che caratterizza solo il 3% di rom e sinti che vivono nel nostro Paese. Non tutti i rom e sinti residenti in Italia vivono nei cosiddetti campi, ma sono circa 40.000 quelli che si trovano in questa condizione. La scolarizzazione rappresenta uno dei principali nodi critici, con dati che indicano come il 20% di rom e sinti in Italia non sia scolarizzato, mentre il 25% non ha portato a termine il percorso scolastico. Alcune ricerche hanno documentato la sovra-rappresentazione dei minori rom nel sistema italiano di tutela del minore, dimostrando come un minore rom possa arrivare ad avere fino a 60 volte la probabilità di entrarvi a contatto rispetto a un minore non rom. Molti sono i minori rom apolidi o a rischio apolidia (a seconda delle stime tra i 3.000 e i 15.000). Da un recente sondaggio condotto dall’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’UE, risulta che 7 rom su 10 nel nostro Paese si sono sentiti discriminati nei 12 mesi precedenti.

I MINORI ROM IN EMERGENZA ABITATIVA

Sono 4 le tipologie di soluzione abitativa in cui risiedono i minori rom in emergenza abitativa in Italia: campi formali, microaree, centri di accoglienza per soli rom e campi informali. Le prime tre sono fornite e assegnate dalle autorità, che di fatto mantengono un sistema abitativo parallelo riservato a soli rom, che prevede soluzioni abitative differenziate rispetto ai cittadini non rom. Le condizioni riscontrabili nei campi formali e nei centri di accoglienza per soli rom risultano al di sotto degli standard internazionali in materia di diritto a un alloggio adeguato e rispondono alla definizione di “baraccopoli” fornita dall’agenzia UN-HABITAT delle Nazioni Unite. Le ripercussioni sui minori del vivere all’interno di queste tipologie di insediamenti sono evidenti e hanno un impatto devastante. La marginalizzazione spaziale si traduce in marginalizzazione sociale e assenza di opportunità e prospettive future. Modelli negativi hanno facilmente il sopravvento e diventano l’esempio da seguire per i più giovani, entro un contesto in cui la carenza di opportunità lascia alle condotte anti-sociali lo spazio per affermarsi come modelli “vincenti”. Le ricadute sono evidenti anche nelle sfere dell’accesso all’impiego, ai servizi sanitari e alla scolarizzazione, andando ad alimentare un circolo vizioso di povertà ed esclusione che, in assenza di interventi concreti da parte delle autorità, intrappola inesorabilmente al suo interno una generazione dopo l’altra.

SCOLARIZZAZIONE

L’istruzione è una precondizione fondamentale per il raggiungimento del pieno potenziale di un individuo, per il godimento di altri diritti umani e per ampliare il ventaglio di opportunità che è possibile cogliere nell’arco di una vita. L’accesso all’istruzione per i minori rom in emergenza abitativa prende spesso la forma di un percorso a ostacoli: progetti ad-hoc e linee di trasporto “speciali” per l’accompagnamento scolastico dal campo all’istituto. I dati diffusi dal MIUR sui minori rom coinvolti in progetti di scolarizzazione sono tutt’altro che incoraggianti. Nell’anno scolastico 2014/2015 sono risultati iscritti 12.437 alunni rom, di cui solo 248 alle scuole superiori, evidenziando un alto tasso di abbandono nel passaggio dall’istruzione obbligatoria a quella facoltativa. Dal 2008, anno in cui il Ministero ha iniziato a diffondere i dati sugli alunni rom e sinti, il numero di alunni e la loro distribuzione è stata sostanzialmente invariata, indice dell’inefficacia e dell’incapacità di raggiungere risultati sostenibili dei progetti di scolarizzazione ad-hoc realizzati dalle autorità locali.

SGOMBERI FORZATI

Gli sgomberi forzati, ovvero quegli sgomberi che non rispettano le garanzie procedurali previste dal diritto internazionale, espongono le famiglie rom e sinte a una condizione di ulteriore vulnerabilità, che inevitabilmente si ripercuote sui minori. Tali operazioni, invece di risolvere la precarietà e l’inadeguatezza dell’alloggio, la replicano altrove, spesso con condizioni addirittura peggiori. Assistere alla distruzione delle proprie abitazioni spesso risulta in un’esperienza traumatizzante per i minori, in moltissimi casi significa l’interruzione del loro percorso scolastico, mentre la scelta da parte delle famiglie di reinsediarsi in luoghi più nascosti al fine di evitare ulteriori sgomberi le porta a volte ad optare per luoghi maggiormente pericolosi, come sponde di fiumi o edifici abbandonati, con il maggiore rischio di assistere a incidenti, a volte fatali, che coinvolgono i minori.

Penultimo, quando il gioco si fa duro

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Timoty Donato dell’Associazione sportiva di Torino “Nessuno Fuorigioco”

Buongiorno a tutte e tutti,

sono Timothy Donato di Nessuno Fuorigioco, un’associazione sportiva dilettantistica e di promozione sociale e una Onlus nata nel 2012.

Il progetto Nessuno Fuorigioco è nato nel 2011 ed era dedicato a 12/15 bambini che vivevano nei siti spontanei di Torino Nord (Lungo Stura Lazio e via Germagnano). Inizialmente il nome del progetto era un più conciliante “calcio per tutti”, ma appena abbiamo provato ad iscrivere la squadra al campionato FIGC ci è stato detto che non era possibile a causa dell’assenza della residenza dei partecipanti, rendendo di fatto impossibile la pratica sportiva ai minori non residenti anche se alcuni vivono a Torino da sempre, alcuni ci sono anche nati.

La letteratura ci insegna quanto sia importante lo sport per lo sviluppo del bambino e delle sue relazioni, ma questo non è sufficiente ad affermare che lo sport sia educativo. Affinché lo sport sia realmente educativo è necessario che gli adulti, che gli operatori lo trasformino in una attività educativa.

Il mio intervento si intitola “Penultimo. quando il gioco si fa duro”: in una società che classifica tutto, dove la competizione è sfrenata, dove anche a sinistra la logica dominante sta diventando quella della meritocrazia, io ho deciso di impiegare il mio tempo, le mie energie e le mie competenze professionali ai penultimi.
Penultimi sono i dimenticati da Dio, quelli per cui non c’è Santo che tenga, nemmeno la pietà che si concede agli ultimi.
Penultimi senza diritti, discriminati. emarginati. E non c’è più penultimo dei ragazzi e delle ragazze che vivono nei siti spontanei.
Siamo partiti con un gruppo di 12 bambini adesso siamo 95 soci/e, di cui circa la metà sono minori e giovani adulti/e che giocano nelle nostre 3 squadre: due maschili ed una femminile che militano nel campionati Uisp.

Abbiamo deciso di giocare a calcio perché:

1) il calcio è il gioco più bello del mondo e sapevamo sarebbe stato più facile coinvolgere i partecipanti attraverso il gioco del calcio
2) il calcio ci dava la possibilità della continuità nel tempo: tutte le settimane, tutti i mesi, tutti gli anni
3) il calcio piace a tutti, il calcio ci dava la possibilità di dare visibilità a ragazzi che altrimenti non vengono mai visti, o al massimo guardati con sospetto. Il tifo è una delle parti fondamentali della riuscita del progetto.

Ma come dicevo prima il calcio, lo sport, non è “magicamente” educativo, è un’occasione e sta a noi adulti renderlo un’esperienza altamente educativa.
Nessuno Fuorigioco è un laboratorio di coesione sociale (col pallone tra i piedi) è un laboratorio aperto a tutte e tutti, che si rivolge a tutto il territorio in cui insistiamo. Le squadre sono attualmente frequentate dal gruppo storico di ragazzi e ragazze che vivono (o vivevano) nei siti spontanei, dai loro coetanei e dalle loro coetanee italiani/e, marocchini, egiziani, moldavi..lo scopo è la creazione di una nuova solidarietà dal basso, una solidarietà tra penultimi!
Il compito di noi adulti è quello di accompagnare i ragazzi e le ragazze nel loro percorso di crescita, stimolando il loro protagonismo, la loro autodeterminazione e il loro potere decisionale all’interno dell’associazione (perché loro sono nostri soci e nostre socie!). Stimolare la loro voglia di giocare e di mettersi in gioco.
Non è facile, perché anche se siamo un’associazione dichiaratamente antirazzista non siamo immuni dal razzismo, nemmeno da quello endogeno.
Come recita il claim della nostra tessera associativa (mutuata dal Barcellona) noi siamo mas que un club, più di un club, siamo oltre il calcio, perché, a differenza di quanto avviene nelle altre squadre, noi chiediamo di più ai nostri piccoli soci: chiediamo loro di diventare comunità, di prendersene cura, di assumersi la responsabilità della nostra associazione. Di proporre, discutere, aiutare noi adulti a prendere decisioni (dove andare in ritiro, dove fare la cena di Natale e il pranzo del 25 aprile, quali altre attività potremmo organizzare)…
Non è facile, soprattutto perché non bisogna confondere gli obiettivi con i prerequisiti.
La cosa sorprendente è che i ragazzi rimangono con noi, provano nostalgia per noi quando sono lontani. Significa che credono nel percorso che viene loro proposto. Significa che rappresentiamo per loro un porto sicuro.