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Monthly Archives: dicembre 2017

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L’ultima tappa di Emma: l’esperienza al MOCI di Cosenza

Prosegue il percorso di Emma fra le pratiche educative innovative in Italia. In questa ultima tappa ci parla della sua esperienza presso l’ONG MOCI di Cosenza.

Eccoci per l’ultima tappa! Questa volta è a Cosenza nel sud dell’Italia presso la ONG MOCI (Movimento Cooperazione Internazionale). L’organizzazione promuove attività di cooperazione e sviluppo in Italia e all’estero. Sul territorio italiano ha tre sedi: Reggio Calabria, Cosenza e Milano.

A Cosenza il MOCI opera nei pressi del centro città e ha iniziato le proprie attività con i minori rom provenienti dalla Romania residenti nella baraccopoli di Cosenza, sgomberata nel 2011. Attualmente rivolge le proprie azioni a minori italiani e stranieri in condizione di disagio economico e/o sociale. L’associazione offre diversi servizi: accompagnamento scolastico, doposcuola e corsi di italiano per stranieri a giorni alterni. Il doposcuola è aperto tre volte alla settimana: il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 15:30 alle 18:00.

Al momento il doposcuola conta 21 iscritti dei quali 12/13 frequentano tutti i giorni con continuità. Tra gli utenti, soprattutto minori provenienti dalla scuola primaria e secondaria di primo grado.
Il doposcuola è aperto dalle 15 fino alle 17. Al termine della giornata dopo due ore intense di attività molti bambini si fermano per fare merenda e per giocare insieme.
Le attività vengono portate avanti da instancabili volontari. Fra di essi ci sono maestre e mastri in pensione e giovani universitari che mettono a disposizione il loro tempo e le loro competenze per portare avanti le attività dell’associazione.

È stato sorprendente vedere con quanto entusiasmo i bambini e le bambine vengono per fare i compiti a casa! Mi sono sembrati tutti incredibilmente volenterosi allo studio e attenti!
La forza del progetto promosso dal MOCI risiede nel metodo volto a responsabilizzare il minore rispetto al proprio percorso educativo. L’organizzazione infatti stabilisce un contatto diretto con i partecipanti alle attività creando con ciascuno di essi un patto rispetto al loro percorso educativo. Il patto che si firma ha 4 regole da rispettare e indubbiamente li aiuta ad orientarsi all’interno del percorso educativo. Un altro sistema di incentivi sviluppato dall’associazione è quello degli “smile”. Ogni partecipante alle attività accumula degli smile in base alla propria condotta che gli permette di avere delle “promozioni” alla fine del mese.

Il metodo seguito dall’associazione mi sembra innovativo ed efficace e proverò a promuoverlo e ad applicarlo nel contesto in cui opero. L’esperienza al MOCI mi ha dato modo di confrontarmi con una nuova e interessante modalità di promuovere l’inclusione dei bambini che vivono in contesti difficili ma mi ha anche di vedere come la volontà di ogni singolo può contribuire in maniera decisiva a costruire una comunità più equa ed inclusiva.

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Reyn Italia scrive all’Assessora Donazzan: no all’antiziganismo, puntare sulle buone pratiche

In seguito alle dichiarazioni dell’Assessora Regionale Elena Donazzan («Se si vuole avere qualche speranza che vengano educati, bisogna togliere i bambini dagli 0 ai 6 anni ai genitori rom e sinti») la rete REYN Italia ha scritto e inviato una lettera alla rappresentante istituzionale. Di seguito la versione integrale del documento:

Gentile Assessora,

siamo una Rete nazionale formata da persone che lavorano a stretto contatto con le comunità rom nel campo dello sviluppo nella prima infanzia. Abbiamo seguito attoniti le sue affermazioni relative all’educazione dei figli dei rom e dei sinti che sono state riportate da diversi quotidiani – iIl Giornale di Vicenza, la Repubblica, Il Mattino di Padova, Il Giornale – e che lei stessa ha postato sulla sua pagina Facebook invitando “a togliere il velo dell’ipocrisia” e ad “usare il buonsenso”. Nel suo post sui social lei sembra confermare quella che ritiene possa essere una proposta applicabile, ovvero quella di “togliere i bambini dagli 0 ai 6 anni ai genitori rom e sinti”, affermando successivamente che “se un italiano si comportasse così con i propri figli, un assistente sociale glieli toglierebbe subito”.

A questo proposito, ci preme informarla che in Italia il 60% della popolazione rom e sinti è di cittadinanza italiana e solo 1 rom su 5 in Italia vive in emergenza abitativa, in condizione di esclusione sociale e precarietà economica.

Le sue affermazioni, oltre ad apparire pericolose, risultano palesemente discriminatorie e contrarie ai principi fondamentali sanciti dalla Costituzione.
La sottrazione di un figlio dalla propria famiglia rappresenta un provvedimento estremo che viene preso dall’autorità giudiziaria nei confronti di un soggetto con manifesta incapacità genitoriale, che non deve avvenire mai per motivi economici e comunque sempre applicato a situazioni individuali, nel maggiore interesse del minore. Peraltro l’allontanamento rappresenta sempre e comunque un evento doloroso per il bambino e per la famiglia, per cui va sempre ponderato. Si tratta di un provvedimento che riguarda indistintamente cittadini italiani e stranieri, rom e sinti compresi, in base alle valutazioni delle autorità giudiziarie, per cui è già una legge uguale per tutti.

Dalle sue dichiarazioni sembra che lei invece auspicherebbe una norma che permetta indiscriminatamente di togliere i bambini nella fascia 0-6 ai genitori rom e sinti in quanto intrinsecamente incapaci di educare i propri figli. Tale affermazione, oltre a stridere con i principi costituzionali, ci proietta in un passato non troppo lontano quando, in diversi Paesi europei, la sottrazione dei minori rom rappresentava il principale strumento per lottare contro quella che veniva definita la “piaga zingara”.

Ci preme ricordarle come il suo ruolo istituzionale le impone il preciso mandato di adoperarsi per rimuovere gli ostacoli che negano il pieno raggiungimento del diritto all’istruzione di tutti i bambini e i ragazzi, con particolare attenzione a chi i mezzi non li ha o vive in situazione di disagio socio-economico. Una vasta letteratura scientifica e numerose esperienze dimostrano come il denaro investito in politiche educative nell’età 0-6 anni, soprattutto per le fasce economicamente e socialmente più deboli, è vantaggioso sia in termini di risultati educativi e sociali che anche in termini meramente economici.

Il nostro Paese non ha bisogno di affermazioni sensazionalistiche e utili solo a incrementare un pericoloso antiziganismo.

Se ha intenzione di affrontare in modo serio e rigoroso il problema dell’infanzia che vive in condizione di precarietà economica e segregazione abitativa, di azioni utili se ne possono fare parecchie, iniziando da percorsi educativi inclusivi e di qualità per tutti che nell’esperienza internazionale della nostra Rete sono il risultato di azioni volte a rafforzare il coinvolgimento delle famiglie nei percorsi di studio dei bambini in condizioni di fragilità, a promuovere interventi educativi e strategie didattiche personalizzate e motivanti, avvalersi di personale specializzato nella mediazione culturale e educativa, sostenere le scuole perché possano attivare percorsi extrascolastici e non-formali per sostenere i bambini che hanno maggiore difficoltà nell’apprendimento.

Siamo in grado di fornirle molteplici esempi di esperienze virtuose ed efficaci consolidate in diverse città italiane, per questo restiamo a disposizione per un incontro che ci auguriamo voglia accordarci.

Le auguriamo una più approfondita riflessione sul tema,
e buon lavoro,

REYN Italia (Romani Early Years Network – Rete per la Prima Infanzia Rom)
https://reynitaliablog.wordpress.com/

Pubblicato il terzo rapporto CRC sull’infanzia e l’adolescenza in Italia

È stato pubblicato oggi il terzo rapporto CRC sulla condizione dell’infanzia in Italia (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza), 11 capitoli cui hanno contribuito 144 operatori delle 96 associazioni che costituiscono il gruppo CRC. In particolare il gruppo di advocacy REYN Italia e Associazione 21 luglio hanno contribuito per il capitolo dedicato all’infanzia rom in Italia.

Rapporto Supplementare CRC

I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.

3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, anno 2016-2017
6 dicembre 2017

In occasione dell’esame dell’Italia del prossimo anno presso il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza le 96 associazioni del Gruppo CRC pubblicano il 3° Rapporto Supplementare di monitoraggio dell’attuazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) in Italia e dei suoi Protocolli Opzionali. Il rapporto con 157 raccomandazioni si rivolge a rappresentanti del Governo, agli Enti Locali, nonché ai parlamentari auspicando che ogni istituzione possa, nel proprio ambito di intervento, adoperarsi al fine di risolverle e di migliorare le politiche per l’infanzia e l’adolescenza in Italia.

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