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Monthly Archives: ottobre 2016

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Corso di formazione per la cura della prima infanzia

immagine-maniDiffondiamo la programmazione di uno dei primi corsi che si svolgerà all’interno dell’ex Fienile di Tor Bella Monaca, in via Largo Mengaroni, 25, Roma. La struttura è stata acquisita da Associazione 21 luglio, Associazione Culturale Psicoanalisi Contro – Compagnia Teatrale Sandro GindroUniversità degli Studi di Roma “Tor Vergata” .

Corso di formazione – ELEMENTI DI EDUCAZIONE E CURA PER LA PRIMA INFANZIA
Lavorare con i bambini piccoli e le loro famiglie in contesti di fragilità sociale.

Il corso di formazione è promosso dalla Cooperativa ABCittà, nell’ambito del progetto “Casa Sar San: Community Capacity Building for New Actors“.
Il corso è rivolto a 8 partecipanti, di cui almeno 5 di provenienza rom: ragazze e ragazzi dai 16 ai 24 anni, che abbiano frequentato e concluso almeno il biennio della scuola media superiore.
Il corso è articolato in 2 fasi: la prima da fine novembre 2016 a marzo 2017 è rivolta a tutti i partecipanti e prevede circa 3 incontri al mese, in orario pomeridiano, con sperimentazioni pratiche per un totale di 11 incontri di 4 ore ciascuno; la seconda da marzo 2017 a giugno 2017 è rivolta ai migliori 3 partecipanti di provenienza rom e prevede un tirocinio retribuito all’interno delle attività educative del progetto Casa Sar San a Roma.

Il corso promuove competenze per:

− Aiutare a dare risposta ai bisogni particolari di educazione e cura della prima infanzia in contesti urbani di fragilità sociale;
− Attivare risorse interne alle comunità locali di riferimento dei bambini.

Il corso, utilizzando modalità attive ed esperienziali, propone un percorso formativo rivolto a giovani appartenenti a contesti di fragilità sociale che promuove:

− Le competenze di base di educazione e cura di bambini piccoli (3-6 anni);
− L’accompagnamento delle famiglie in tali processi.

Il corso inoltre preparerà i giovani formandi ad operare come facilitatori in contesti educativi strutturati.

Le candidature per la partecipazione al corso devono avvenire attraverso presentazione di domanda via mail all’indirizzo simone.zamatei@abcitta.org, con oggetto: Casa Sar San_Elementi di educazione e cura_Nome Cognome.

Scarica QUI la descrizione approfondita del progetto e tutte le informazioni utili.

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La condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia

infanzia romForniamo di seguito alcuni dati relativi alla condizione dell’infanzia rom in Italia. Le informazioni pubblicate sono a cura di Associazione 21 luglio ONLUS e sono state presentate e condivise durante un convegno REYN Italia.

UN PO’ DI NUMERI

Le stime disponibili parlano di 12 milioni di rom e sinti nel continente europeo, di cui circa 6 milioni nei paesi dell’Unione Europea. In Italia, dove non esistono dati certi, viene indicato un numero che oscilla tra 150.000 e 180.000 persone, pari a circa lo 0,25% della popolazione totale. Di questi, sempre rifacendosi alle stime, la metà possiede cittadinanza italiana, mentre circa il 60% ha meno di 18 anni. Il nomadismo non risulta essere lo stile di vita preponderante, dato che caratterizza solo il 3% di rom e sinti che vivono nel nostro Paese. Non tutti i rom e sinti residenti in Italia vivono nei cosiddetti campi, ma sono circa 40.000 quelli che si trovano in questa condizione. La scolarizzazione rappresenta uno dei principali nodi critici, con dati che indicano come il 20% di rom e sinti in Italia non sia scolarizzato, mentre il 25% non ha portato a termine il percorso scolastico. Alcune ricerche hanno documentato la sovra-rappresentazione dei minori rom nel sistema italiano di tutela del minore, dimostrando come un minore rom possa arrivare ad avere fino a 60 volte la probabilità di entrarvi a contatto rispetto a un minore non rom. Molti sono i minori rom apolidi o a rischio apolidia (a seconda delle stime tra i 3.000 e i 15.000). Da un recente sondaggio condotto dall’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’UE, risulta che 7 rom su 10 nel nostro Paese si sono sentiti discriminati nei 12 mesi precedenti.

I MINORI ROM IN EMERGENZA ABITATIVA

Sono 4 le tipologie di soluzione abitativa in cui risiedono i minori rom in emergenza abitativa in Italia: campi formali, microaree, centri di accoglienza per soli rom e campi informali. Le prime tre sono fornite e assegnate dalle autorità, che di fatto mantengono un sistema abitativo parallelo riservato a soli rom, che prevede soluzioni abitative differenziate rispetto ai cittadini non rom. Le condizioni riscontrabili nei campi formali e nei centri di accoglienza per soli rom risultano al di sotto degli standard internazionali in materia di diritto a un alloggio adeguato e rispondono alla definizione di “baraccopoli” fornita dall’agenzia UN-HABITAT delle Nazioni Unite. Le ripercussioni sui minori del vivere all’interno di queste tipologie di insediamenti sono evidenti e hanno un impatto devastante. La marginalizzazione spaziale si traduce in marginalizzazione sociale e assenza di opportunità e prospettive future. Modelli negativi hanno facilmente il sopravvento e diventano l’esempio da seguire per i più giovani, entro un contesto in cui la carenza di opportunità lascia alle condotte anti-sociali lo spazio per affermarsi come modelli “vincenti”. Le ricadute sono evidenti anche nelle sfere dell’accesso all’impiego, ai servizi sanitari e alla scolarizzazione, andando ad alimentare un circolo vizioso di povertà ed esclusione che, in assenza di interventi concreti da parte delle autorità, intrappola inesorabilmente al suo interno una generazione dopo l’altra.

SCOLARIZZAZIONE

L’istruzione è una precondizione fondamentale per il raggiungimento del pieno potenziale di un individuo, per il godimento di altri diritti umani e per ampliare il ventaglio di opportunità che è possibile cogliere nell’arco di una vita. L’accesso all’istruzione per i minori rom in emergenza abitativa prende spesso la forma di un percorso a ostacoli: progetti ad-hoc e linee di trasporto “speciali” per l’accompagnamento scolastico dal campo all’istituto. I dati diffusi dal MIUR sui minori rom coinvolti in progetti di scolarizzazione sono tutt’altro che incoraggianti. Nell’anno scolastico 2014/2015 sono risultati iscritti 12.437 alunni rom, di cui solo 248 alle scuole superiori, evidenziando un alto tasso di abbandono nel passaggio dall’istruzione obbligatoria a quella facoltativa. Dal 2008, anno in cui il Ministero ha iniziato a diffondere i dati sugli alunni rom e sinti, il numero di alunni e la loro distribuzione è stata sostanzialmente invariata, indice dell’inefficacia e dell’incapacità di raggiungere risultati sostenibili dei progetti di scolarizzazione ad-hoc realizzati dalle autorità locali.

SGOMBERI FORZATI

Gli sgomberi forzati, ovvero quegli sgomberi che non rispettano le garanzie procedurali previste dal diritto internazionale, espongono le famiglie rom e sinte a una condizione di ulteriore vulnerabilità, che inevitabilmente si ripercuote sui minori. Tali operazioni, invece di risolvere la precarietà e l’inadeguatezza dell’alloggio, la replicano altrove, spesso con condizioni addirittura peggiori. Assistere alla distruzione delle proprie abitazioni spesso risulta in un’esperienza traumatizzante per i minori, in moltissimi casi significa l’interruzione del loro percorso scolastico, mentre la scelta da parte delle famiglie di reinsediarsi in luoghi più nascosti al fine di evitare ulteriori sgomberi le porta a volte ad optare per luoghi maggiormente pericolosi, come sponde di fiumi o edifici abbandonati, con il maggiore rischio di assistere a incidenti, a volte fatali, che coinvolgono i minori.